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La lunga notte della verità

By Pasquale | luglio 7, 2016

La comunicazione è fondamentale, ma se la verità è la comunicazione allora muore l’uomo poiché tutto diviene transitorio e irrazionale. In un mondo “mediato” oltre alla verità spariscono anche la solidarietà, la comprensione, la giustizia e la razionalità per lasciar spazio all’impressione, al relativo assoluto e alla menzogna.
La lunga notte della verità aspetta uno squarcio nel velo di Maya per poter tornare a vedere il reale e con esso la speranza di una nuova umanità.
Vera, non raccontata.

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Non incolpare nessuno – Pablo Neruda

By Pasquale | luglio 2, 2016

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.

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Riflessioni sulla resistenza alla menzogna di Solzenicyn

By Pasquale | febbraio 29, 2016

JJ

“…ed è proprio qui che si trova la chiave più semplice e accessibile della nostra liberazione: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna nascone ogni cosa, anche se la menzogna domina ovunque, su una cosa saremo inflessibili: non lo farà COL MIO AIUTO. Così apriremo una breccia nell’immaginario accerchiamento provocato dalla nostra inazione. E’ la cosa più facile da realizzare per noi, ma è la più distruttiva per la menzogna…..rifiutiamoci di dire ciò che NON pensiamo…. all’inizio non sarà uguale per tutti. Qualcuno, in un primo momento, perderà il posto di lavoro. Per i giovani che vorranno vivere secondo verità, questo, in un primo momento, complicherà le loro esistenze, perchè la recita loro richiesta è infarcita di di menzogne, e diviene necessario compiere una scelta… Occorre scegliere: o dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù spirituale. E chi non avrà il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute “progressiste”, non si vanti d’essere un accademico o un generale – semplicemente, che dica di se stesso: sono una bestia da gregge, un vigliacco, e che tutto resti uguale purchè me ne stia al caldo e a pancia piena….”

Aleksandr Solzenicyn – “Vivere senza menzogna”, 1974

 

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Se a guidarci sono i mediocri…

By Pasquale | febbraio 14, 2016

Il dibattito sulla meritocrazia o, per meglio dire, il jet-set mediatico intorno al tema ed attraverso il quale si finge di affrontare il problema come sempre mostra, in Italia, il suo aspetto più evidente: l’ipocrisia e l’opportunismo.

Si sono scritte pagine su pagine, realizzate ricerche su ricerche per arrivare a ribadire una verità che, considerate le condizioni reali del nostro Paese sul tema, assume aspetti tragici. Nonostante le tante pagine e le innumerevoli ricerche appena citate la conclusione è sempre la stessa: puliamoci la coscienza per qualche momento e continuiamo a bivaccare senza fare niente.

Nel frattempo accade che i migliori o, comunque, semplicemente coloro i quali sono abituati a non fermarsi, lavorare sodo e cercare di migliorarsi abbandonano il Sud ed il nostro Paese. Il danno per l’Italia, il suo sviluppo e la crescita persino “spirituale”, nel senso più ampio del termine, è incalcolabile.

Il futuro è monco, la vitalità del Paese e costantemente sotto attacco in nome della convenienza meschina delle conventicole, degli amici degli amici, degli interessi di coloro che, spesso, sono la peggiore espressione della comunità.

Senza tanti giri di parole, la domanda è una: quanto ancora questo Paese, la nostra Comunità può tollerare questo scempio? Una vera e propria egemonia dei peggiori o nel migliore dei casi degli inconcludenti.

Prendiamo ad esempio due brevi vicende accadute negli ultimi tempi e che riguardano entrambe la “ricerca” ed il suo finanziamento.

La prima è quella relativa alla risposta della ricercatrice Roberta D’Alessandro alla ministra Giannini in merito all’assegnazione dei fondi del bando di ricerca europeo ERC Consolidator. La nostra ministra si era vantata della presenza di numerosi italiani tra i vincitori senza considerare che molti di questi non lavorano in Italia e le loro capacità sono al servizio di altri Paesi, grazie anche agli strumenti che questi riescono a mettere a disposizione dei ricercatori.

Mi hanno colpito alcuni passaggi di questa risposta, uno tra tutti “Prima del colloquio per le selezioni finali dell’ERC, ero in sala d’aspetto con altri 3 italiani. Nessuno di noi lavorava in Italia. Immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua “lettura personale” della statistica.

Abbia almeno il garbo di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi.

Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto”.

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In realtà, in interviste successive, dovute al tam tam mediatico la D’Alessandro ha anche specificato come lei sia in contatto e collabori, dall’Olanda, con tanti ricercatori italiani e che non sia mossa da “rancore” verso il proprio Paese, ma non ha potuto far a meno di ribadire che “purtroppo mi sembra vero che in Italia c’è anche gente che entra per meriti extra-accademici. Non c’è solo in Italia, né dico che in Italia ci sia solo quella gente; dico solo che ce n’è di più, statisticamente, che in altri paesi. Qualcosa sicuramente va fatto; ma in maniera sistematica, ascoltando i ricercatori”.

La seconda vicenda riguarda tre milioni di euro che, in un primo momento, erano stati assegnati al ricercatore Angelo Vescovi ed alla sua equipe senza alcun bando e/o procedura di selezione e valutazione. La levata di scudi è stata molto forte e alla fine Vescovi ha rinunciato al finanziamento ed ora quei fondi saranno assegnati attraverso un bando pubblico. In discussione non era sicuramente la validità o meno del progetto di ricerca, ma la modalità di scelta ancora una volta tutta orientata, come hanno scritto Corbellini e De Luca sul “Sole 24 Ore” del 6 dicembre 2015, dal criterio che il ricercatore abbia “dei santi in Paradiso, cioè in Vaticano, o in Parlamento”.

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Non siamo nati ieri e di certo non esiste un mondo perfetto, ma in Italia il vulnus di meritocrazia e l’apporto in negativo di talune ed indegne “oligarchie” alla crescita della nostra Comunità, ha raggiunto livelli ben più preoccupanti di quelli di guardia. Non si tratta di fare qualcosa, ma almeno iniziare a prendere coscienza, con forza, che il silenzio “per convenienza”, o la rassegnazione, stanno consegnando il Paese, in questo come in altri settori, alla totale mediocrità e non è mai esistito sviluppo guidato da mediocri. Solo decadenza.

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Tempi di avanguardia, di custodi ed esploratori

By Pasquale | gennaio 1, 2016

nave-nel-mare-in-tempestaL’inizio di un nuovo anno induce molti a riflettere su quanto è accaduto nei giorni che lasciamo alle nostre spalle e sugli obiettivi, gli auspici e, a volte, i sogni per i prossimi 365 giorni.

Sono, come ormai da tempo, anni difficili, di resistenza e di lotta per tutti coloro desiderosi di vivere la propria vita secondo principi e valori non proprio in linea con il laicismo secolare dominante. Tante volte abbiamo notato quanto questa deriva lavori con malizia per un appiattimento dei cuori, delle menti ed un livellamento verso il basso della preparazione culturale delle persone. Senza dubbio viviamo un momento di passaggio e di grandi cambiamenti in ogni settore e forte sarebbe l’esigenza di avere classi dirigenti preparate e pronte a guidare i processi e non provare solamente ad affrontarli o peggio ancora subirli.

Questo, però, manca da tempo ed è soprattutto quest’assenza a far avvertire il suo assordante silenzio che pesa come un macigno.

Il “nuovo”, come unica categoria fondamentale della politica e della società, rischia di lasciare, se non accompagnato, preparato e maturato, solo macerie perché risponde esattamente ai tempi dei media che divorano tutto al tempo di un lancio d’agenzia. O peggio ancora: le cose iniziano ad avere valore se e solo se possono essere inserite nel circuito della comunicazione edonista che troppo poco si preoccupa della veridicità e molto della spettacolarità.

Avremmo bisogno di contatto reale con e tra le persone: argomento così abusato, ma nella pratica sempre più poco applicato, soprattutto in politica e tra le classi dirigenti. Dal reale e dal contatto con esso può nascere una visione che possa produrre una vera narrazione per le comunità ed il loro destino.

Oggi la politica sembra divenuta una semplice appendice dell’economia: vediamo all’opera nei diversi contesti delle istituzioni dei semplici ragionieri chiamati a svolgere il compito imposto da vincoli frutto di una visione economica e non politico-valoriale della storia, degli uomini e della comunità. Poco contano le appartenenze, ancor di meno, ovviamente, le cose in cui si crede.

Cosa sperare, allora, per il 2016? L’auspicio è che non manchi, in chi ancora crede e lavora quotidianamente per migliorarsi al servizio della comunità, la forza per non retrocedere di un passo e non abbattersi. Nella speranza che quanto seminato inizi a dare il proprio frutto e ad invertire la rotta.

Ci sono stati momenti di apparente tranquillità e di sviluppo, ma questi  al contrario sono tempi di avanguardia, di custodi ed esploratori.  Sono tali, infatti, coloro che non cedendo il passo alla mediocrità del pensiero dominante, si lanciano nel mare aperto e tempestoso per custodire un’idea dell’uomo e della vita navigando verso l’ignoto.

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Senza reale, nessun legame

By Pasquale | novembre 9, 2015

La realtà ormai è solo la percezione mediata ed indotta dalla sensazione del potere (sempre più presunto e non concreto) e dai media. I fatti e le qualità sono creati dalla percezione individuale. Il reale viene meno dalla nostra vita quotidiana.

Il potere si è evoluto verso questa nuova fase. Ora, accompagnato da un sempre più diffuso indebolimento del senso critico e della preparazione culturale fa in modo che gli individui non scelgano e/o si basino più sul fatto, ma sull’apparenza e sulla percezione del “portato” di potere (a sua volta non reale, ma mediato).

Un mondo senza verità e senza morale si affidava alla “prossimità”, ma col venir meno del reale sparisce anche questa possibilità.

Mala tempora currunt….come diceva qualcuno “solo un Dio ci può salvare”.

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Un paese vassallo

By Pasquale | ottobre 13, 2015

Una volta esisteva l’Italia. L’orgoglio di essere italiani, di rappresentare questo Paese senza doversi sentire accreditati e benedetti per forza da altre nazioni. Invece, ora, è tutto un rincorrere l’approvazione mediatica dei poteri finanziari e degli stati più forti. Forse ciò rappresenta da sempre le dinamiche degli stati vassalli, eppure…. un tempo, ad esempio, ci fu Sigonella. Il ministro Bochi Schermata 10-2457309 alle 20.00.08sente il bisogno di girare il mondo per raccontare di aver fatto quanto altri da noi le hanno richiesto. In altri tempi, altri uomini avrebbero pensato a girare l’Italia per capire come migliorare la propria comunità. Nella carne viva, non sui giornali. Ma chi non ha mai preso un voto questo non può saperlo. Gioca con i numeri, quelli che condannano il SUD alla fine, per esempio, perchè al Nord agiscono come un’unica classe dirigente e paradossalmente per interesse “nazionale” (cioè del loro territorio). C’è tanta sete di Politica. Anche di competenza. Prima o poi tornerà e chissà forse non saremo più vassalli. Nè di poteri “stranieri” nè dell’ignoranza mediatica.

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Guareschi…. ovvero della speranza in tempi bui

By Pasquale | settembre 14, 2015

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«Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.


“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomi­ni di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.»

Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, pp. 3114-3115

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La Politica è l’avventura più bella

By Pasquale | giugno 16, 2015

 

2 “Solo nell’avventura alcuni arrivano a conoscersi” – André Gide

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. Così recita una massima vecchia di qualche millennio ed è sicuramente una delle verità universali alle quali gli uomini non possono rinunciare quando decidono d’intraprendere un nuovo percorso umano, privato o pubblico che sia.

Tra tutte le esperienze che gli uomini possono vivere c’è però quell’avventura del tutto particolare chiamata “Politica” che resta, a mio avviso, tra le più belleed avvincenti che si possano affrontare.

Non si parla qui della politica ridotta a mero esercizio del potere utilizzato per l’arricchimento ed il soddisfacimento di alcuni, ma di quell’esperienza al servizio della comunità nelle piccole e grandi questioni che vede sedere attorno ad un tavolo uomini accomunati da una passione, una tensione ideale e pragmatica che decidono di rinunciare a qualcosa di prezioso come il proprio tempo e mettersi in gioco.

Non è sicuramente tutto “rose e fiori” come si suol dire, l’ambizione ed altri meccanismi incidono sempre e comunque nei processi politici, ma la bella e vera Politica è possibile. Forse la condizione di degrado spirituale odierna può far sembrare che essa sia in realtà un vagheggiamento di alcuni poveri, soli e sconsolati Don Chisciotte, ma in realtà c’è tanta pura sete di partecipazione e sono tante le iniziative dei cittadini che autonomamente decidono di riappropriarsi di spazi politici che il marciume – di ogni estrazione, partito e movimento – gli ha negato.

La bella Politica è un’avventura, tra le più belle!

Lo è perché, innanzitutto, lega gli uomini, interseca le loro vite e unisce il loro sentire in nome di qualcosa di più alto e vero rispetto alla loro semplice esistenza. Favorisce l’incontro.

La bella Politica è comunità: il “noi” che sfida le difficoltà, non si tira indietro se qualcuno decide di mollare perché c’è sempre un altro pronto a raccogliere il testimone ideale e a continuare la battaglia.

È un’avventura perché ti cambia: la prospettiva della propria vita e del proprio futuro assume un significato diverso quando capisci che c’è altro oltre l’indifferenza, la stasi e l’accettazione incondizionata di ogni sopruso.

Non tutto è perduto, tutto questo esiste. Se ci guardiamo intorno gli esempi non sono pochi.

Non restiamo chiusi nel nostro cantuccio, ci troveranno e ci umilieranno lo stesso, soprattutto davanti alla nostra coscienza.

Una volta compiuto il primo passo sapremo bene quale dovrà essere la nostra direzione e da quali venti provare a farci sospingere.

Mettiamoci in cammino, insieme.

 

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Una rivoluzione della normalità nella politica al Sud

By Pasquale | aprile 19, 2015

imagesI tempi sono indubbiamente difficili e particolari. Tante certezze, abitudini, consuetudini di un tempo sono state pian piano sostituite da altre o per lo più sono lentamente svanite nella velocità di un mondo in cui la tecnica e i media la fanno da padrone ed i tempi della realtà sono in realtà diventati i ritmi dell’immaginario.
Eppure c’è una costante da non poco conto da non sottovalutare, anche perché senza questa costante non ci sarebbe nulla: l’uomo.
Senza l’uomo non esisterebbe quanto ci ritroviamo a vivere e per tale ragione dovremmo forse iniziare ad interrogarci se, nella misura in cui le nostre azioni ed invenzioni sono naturalmente umane, non sia forse il caso di ripensarci in relazione ai benefici che ci offrono questi stili di vita.
Lo dobbiamo fare perché, seppure molti ambiti della società sembrino sconnessi tra loro, in realtà le relazioni e l’organicità mai come questi tempi sono diventati lo “spazio” entro il quale maturiamo e sviluppiamo la nostra vita pubblica e privata.
Tra le cose principali che contribuiscono a organizzarci vi è sicuramente la Politica, o almeno così dovrebbe essere. Anche perché come recita un vecchio adagio “puoi anche non occuparti di politica ma la politica si occuperà comunque di te”.
Non possiamo più rimandare delle riflessioni, apparentemente banali, sul modo in cui, almeno nei contenuti, la politica debba essere fatta e interpretata.
Non è più rinviabile una riflessione che cerchi di mutare gli atteggiamenti in politica e soprattutto che ponga in primo piano i metodi ed i contenuti.
Sovente nel Sud Italia, ma sono situazioni che possono ritrovarsi in qualsiasi luogo, ci si è chiesto quanto e quale sia lo spazio reale per una politica in grado di conciliare la giusta attenzione all’aspetto numerico del consenso con quello del dibattito sui contenuti e sui problemi reali dei cittadini e dei territori.
La morsa entro cui, spesso, ci si ritrova imbrigliati sembra non avere soluzioni accettabili perché talvolta molti portatori di voti non riescono ad esprimere progettualità politiche capaci di rispondere ai problemi, alle necessità, ai bisogni ed alle speranze vere delle persone: ciò sia da un punto di vista squisitamente territoriale sia da un punto di vista più generale e che guardi al futuro.
Eppure la storia di ogni comunità umana, a qualsiasi latitudine, è lì – immobile e scolpita – a ricordarci quanto in realtà le società siano realmente progredite solo quando i suoi componenti sono riusciti a fare sintesi e a creare narrazioni e progettualità del proprio percorso e del proprio futuro non legate esclusivamente al bisogno nudo e crudo del momento o peggio ancora al mero esercizio di un becero clientelismo dell’ignoranza.
Troppe volte abbiamo ascoltato la presunta massima secondo la quale per vincere ci vogliono i voti e troppe volte abbiamo dimenticato però un’altrettanta eloquente e fondamentale verità: non basta vincere, soprattutto se si parla della carne viva delle persone, c’è sempre bisogno di coniugare alla forza elettorale una visione, un progetto, una capacità amministrativa tesa al rafforzamento delle comunità che non sia solo esercizio lobbistico del potere senza obiettivi comuni.
A cosa serve prendere centinaia e/o migliaia di voti e custodire tale forza elettorale se poi non si è capaci di guidare un gruppo di persone o un’amministrazione comunale, provinciale, regionale e nazionale a riparare una buca, provvedere alla manutenzione ordinaria dei beni comuni, garantire servizi minimi essenziali?
Sembrano questioni di lana caprina, ma credo in tutta onestà ed osservando anche la realtà di comunità realmente presenti nel mondo – quindi non fantastiche – che tutto sommato questa sia una questione centrale per la crescita del SUD e delle sue comunità.
La teoria delle “finestre rotte”, ma soprattutto il vivere quotidiano sono lì a dimostrarlo più di ogni ragionamento rozzo o raffinato che sia.
Sono tempi, questi che viviamo, nei quali è decisivo cominciare iniziative con l’intento di realizzare una rivoluzione copernicana nei metodi e negli obiettivi: certo si potrà pur sempre mortificare il merito, una capacità, una storia ed una professionalità, ma il dato è che in questo mondo ormai globalizzato nessuno più ci aspetta quindi ci autocondanniamo alla marginalità. La Politica resta e resterà –ciò avviene altrove quindi è possibile – il luogo d’incontro degli interessi più beceri, ma anche dei sogni, delle speranze e dell’organizzazione del vivere civile di ogni popolo e comunità.
Partendo da tale ragione, che apparteniate alla più piccola o alla più grande realtà siete davvero convinti che si possa progredire all’infinito e senza creare altri disagi evitando di porre al centro del dibattito e del confronto politico una visione organica della propria comunità e della propria città? Senza considerare un progetto culturale per la propria città? Senza valutare il ruolo che il coinvolgimento di tutte le varie anime e professionalità può avere per lo sviluppo? Senza ipotizzare uno sviluppo urbano non schiavo del solo interesse? Senza aumentare gli spazi e gli strumenti di libera espressione ai giovani ed ascolto degli anziani? Senza verificare ed applicare metodologie per rendere sempre più partecipati, soprattutto in tempi di crisi economico-spirituali, i programmi di politiche sociali? Si potrebbe continuare ancora.
Francamente credo che la risposta sia no. E non perché si è mossi da un furore utopico, ma semplicemente perché, pur nell’evidente articolarsi di ogni popolo e società nella gestione e nell’equilibrio di gruppi di potere, in altre realtà differenti dalle nostre ciò avviene!
C’è. Esiste, è vero!
La realtà con la sua immutabile ed eterna prova dei fatti dimostra che sicuramente qualità del politico deve essere il saper mediare e lo stare al mondo in mezzo a numerosi e particolari interessi, ma questo non pregiudica che essi possano vivere e muoversi all’interno di una cornice complessiva tesa verso obiettivi più alti e comunitari.
Sicuramente è anche una questione culturale e di educazione: al bello, al rispetto, al migliorarsi, alla ricerca di nuove strade, all’approfondimento, al sacrificio.
Impresa ardua e titanica, ma in fondo è solo l’auspicio di un trionfo della normalità. Normalità che, torno a ripetere, altrove esiste.
In fondo è questo l’auspicio di molti, seppur divisi dalle diverse e particolari compagini politiche di questo momento storico. La rivoluzione della normalità può partire, anche qui ed ora, basta volerlo.

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