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Giovani e politica: unica speranza!

By Pasquale | gennaio 28, 2008

Tante, troppe volte in questi anni abbiamo ascoltato i politici invocare un mutamento radicale nel modo di fare politica in nome di una moralità che non debba essere più solo una parola alta da poter spendere nei propri discorsi per attirare più voti. La gente, anzi il popolo è stanco e lo è in virtù del fatto che ormai si è arrivati ad un punto di non ritorno e questo non perchè non vi siano politici moralmente sani (anche se pochi, sicuramente vi sono) ma perchè tutto ormai sa di corrotto, marcio e manca della spinta propulsiva (teoretica e pratica) capace di governare e capire a fondo gli eventi. Le classi dirigenti nella loro quasi interezza per vari motivi, che possono riassumersi in due semplici parole immoralità e/o incapacità di capire e quindi guidare i processi, hanno condotto la Politica ad non essere più vista dai cittadini come una tra le cose più alte e importanti della loro vita. L’antipolitica di cui tanto si parla in questi mesi è un fenomeno legittimo, infatti non si può pretendere che un popolo esausto, tradito e mortificato più volte nei propri sogni e aspettative continui a dare fiducia chi lo concepisce come una massa di numeri da spostare e utilizzare per accedere alla stanza dei bottoni. La risposta all’antipolitica è la Politica: può apparire banale, ma è così. Quando si parla di Politica però non si intende quella di oggi svuotata nei fatti da ogni riferimento valoriale che solo i buoni esempi possono trasmettere e i buoni esempvandea-42-sm.jpgi possono darli solo coloro che, chiamati a legiferare e a decidere per gli altri, non si lasciano conquistare dalla bramosia del potere fine a se stesso. L’uomo è tale che è per sua natura corruttibile: è vero, ma la Storia è lì a testimoniare che ci sono stati uomini capaci di dedicarsi al giusto senza lasciarsi corrompere dal potere. Per questo motivo i profeti dell’antipolitica dovrebbero capire che invece di aizzare le folle dovrebbero proporre modelli diversi e avanzare proposte concrete da realizzarsi nel solco della Politica: non si può, infatti, criticare il modo di fare politica di taluni e poi ritrarsi nella propria moralità e nella propria bellezza senza proporsi come alternativa reale a chi guida le sorti della nostra amata Patria. Ciò che occorre è davvero un ricambio generazionale e questo non significa che tutti i politici navigati debbano farsi da parte bensì affiancare le giovani classi dirigenti. Ovviamente molti, come il divenire, la Storia, la regola impone (in qualsiasi modo la si voglia chiamare), saranno messi da parte o spariranno, ma di questo i giovnai non devono preoccuparsi: ciò che deve essere la loro prima preoccupazione è elaborare un progetto di cambiamento improntanto sull’onestà e sui valori. Non si parla di utopia attenzione: è giusto che coloro che sacrificano parte della propria vita privata al bene comune debbano poi anche essere ricompensati ed è proprio la ricompensa che deve essere congrua e non da casta così come oggi invece avviene. Se i giovani sapranno capire che non è l’antipolitica la loro meta, ma la politica allora potranno aspirare a cambiare davvero qualcosa altrimenti tutto sarà vano. E lo sarà anche se, incontrando le resistenze conservatrici di coloro che devono sostituire, decidano di adattarsi o desistere. Le giovani classi dirigenti devono capire che se sarà necessario dovranno entrare apertamente e fermamente in contrasto con i loro “superiori” e vincere le loro resistenze con la forza delle idee e della passione: devono insomma sentirsi parte di un comune destino, devono sentirsi responsabili del futuro del proprio Paese. Attenzione però non si invoca qui un tipo di responsabilità alla Veltroni: piena di tante parole, ma inconsistente concettualmente e praticamente. La responsabilità Veltroniana è il segno della decadenza dei tempi ovvero segno di quel modo di fare votato al marketing che cerca di inseguire le mode del momento e improntare la propria politica al panem et circenses pur di arraffare qualche voto in più e continuare a dar voce solo alle proprie idee buoniste che nulla hanno a che fare con la responsabilità. Accuso Veltroni, non perchè io sia di destra, ma perchè è il modello dominante prodotto dalla nostra in-cultura odierna e la destra ha spesso contribuito con la sua sindrome d’inferiorità a far emergere questo modello. I nodi vengono al pettine: non si può più andare avanti così e gli unici che possono essere i protagonisti della rinascita possono essere i giovani portatori di una cultura diversa, non relativista e soprattutto non senza Dio. La cultura marxista, sessantottina e altro ha dato seri colpi al tessuto sociale: ha responsabilità antropologiche immani rispetto al disastro morale che stiamo vivendo e la soluzione e realizzare finalmente il recupero delle tradizioni e delle radici non in nome di un localismo ancora una volta marxista (un tempo parlava di progresso, ora parla dmostra3atreju.jpgi radici e tradizione e cerca di egemonizzarne le manifestazioni di difesa…questo è già il segno dell’inconsistenza di quel sistema culturale e in-valoriale), ma in nome di un’appartenenza che libera l’uomo dal non senso che apparentemente circonda la sua vita e gli assicura un modo di essere che è quello dei padri e quindi della comunità. Oltre alle tradizioni, ma in continuità con il loro serio recupero (che non è il semplice evento di rappresentazione teatrale su come un tempo ad esempio si costruivano le sedie, ma qualcosa di più serio e profondo come l’amore per la propria storia) si deve proporre il rispetto del Sacro. Solo il rispetto del Sacro ha garantito ad ogni uomo, sia esso stato laico o credente, di guardare alla realtà da un punto di vista non nichilistico, ma sensato. Non a caso uno tra i più grandi pensatori odierni, Ratzinger, ha detto che anche una società senza Dio dovrebbe vivere come se Dio ci fosse. I giovani devono prendere coscienza del ruolo che possono avere eche sono chiamati a svolgere dal destino della propria comunità, la speranza è la loro voglia di cambiare realmente le cose: solo così si potrà poi dar vita ad una Rivoluzione Conservatrice.

Topics: Filosofia, Politica | 53 Comments »

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