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Presa di coscienza e ridestarsi della speranza

By Pasquale | gennaio 23, 2008

La recente protesta dei professori dell’Univerisità “La Sapienza” alla visita del Papa e tutte le discussioni sulla laicità hanno fatto venire alla luce ancor di più le opportune riflessioni sul ’68 e la presunta rivoluzione liberatrice che esso ha visto realizzarsi. Gli eredi del ’68 siamo noi, siamo noi che oggi ci ritroviamo immersi in un mare di incertezze e nel nichilismo più assurdo: i giovani di allora lottarono per emanciparsi, liberarsi dalle costrizioni e da atteggiamenti gretti e oscurantisti eppure nonostante alcuni risultati siano stati fortunatamente raggiunti, si può dire che le battaglie del tempo sono state la causa di tanti fallimenti.

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Il principale è quello che ha visto la scomparsa di una morale condivisa, basata sul diritto naturale o come ritengo sia più opportuno dire fondata sul REALE. La sfida della post-modernità, del mondo secolarizzato sbocciato dai semi dell’illuminismo più radicale è ritornare al reale ovvero a quel contatto col mondo e con la natura improntato al riconoscimento delle cose e dei fatti non più come semplice punto di vista, ma come dato concreto al quale rapportare la propria vita. C’è necessita quindi di un ritorno al reale, un ritorno al confronto con ciò che realmente si para innanzi ai nostri occhi e alle nostre menti: siano esse cose appartenenti al mondo degli oggetti che al mondo spirituale. Non è più possibile rimandare la vera sfida del mondo post-moderno: la riscoperta della natura umana e di una moralità strettamente intrecciata con essa. Una moralità capace di dare risposta ai bisogni dell’uomo a riposizionarlo nel Cosmo e improntata al riconoscimento dell’appartenenza dell’esperienza umana ad un ordine gerarchio che trascende verso tale Cosmo. Una morale che fugga dalle astratte considerazioni dei sociologismi, siano essi di origine marxista o di altra natura, morale che sia altro dalla semplice legittimazione dei desideri dell’uomo, una morale che sappia conciliare Principi e divenire non più in contrasto ma elementi fondanti di un dinamismo spirituale che da sempre caratterizza l’uomo e la sua Storia. Non è questo tempo di sterili riflessioni e nemmeno di abbandono a considerazioni o toni apocalittici bensì è il momento di una presa di coscienza seria sul fatto che la società fondata sui presunti principi odierni, solo all’apparenza laici e liberi ma in realtà intrisi di ideologia e buonismo, abbia fallito i suoi obiettivi di progresso morale e pertanto è tempo che uomini nuovi, espressione di una nuova generazione, mettano in gioco le proprie idee e contribuiscano a rinnovare la speranza in un destino migliore.

 

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