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La vera diversità è rispettata e vissuta partendo dall’identità

By Pasquale | luglio 17, 2016

gorgoniLa questione dell’identità inizia ad entrare fortemente nel dibattito e soprattutto nella coscienza di molti cittadini europei. Non derubricherei la questione a populismo o peggio ancora e in modo altamente provocatorio al razzismo. L’unico dato di fatto incontrovertibile è che un modello multiculturale è fallito proprio dove si pensava potesse riuscire meglio: la garanzia della fratellanza, del rispetto di ogni cultura sulla base di una vaga uguaglianza non degli uomini, ma del valore di ciascuna manifestazione valoriale e culturale. Non è, per fortuna, così: dalle piccole alle grandi esperienze è una questione di educazione. Non tutte le culture sono uguali e nemmeno tutte le religioni. Nella vita sperimentiamo l’incontro con l’altro ogni giorno, eppure sappiamo benissimo che quando siamo ospitati da qualcuno – pur nella massima disponibilità che colui il quale ci ospita offre – non possiamo andare oltre i limiti imposti dall’educazione e non possiamo, in casa, tempio religioso, spazio pubblico d’altri, comportarci allo stesso modo di come faremmo a casa nostra. Lo sappiamo benissimo, eppure il fascino di un certo pensiero ha letteralmente assuefatto le masse e ci ha condotti – paradossalmente – a dove siamo giunti: alla cultura del sospetto. Il sospetto non è colpa di chi rivendica la propria identità, la propria cultura ed il proprio vissuto e da lì riconosce l’esistenza di altro da sé con altre storie, ma è causato da quella corrente “ideale” che ha preteso omologarci ed in nome del relativismo, quello sì assoluto e razzista, negare ogni forma d’identità.

Memoria ed identità sono il fondamento per ciascuno di noi. La nostra origine ed il nostro futuro. Persino quando ripudiamo il nostro luogo d’origine. Come cultura europea abbiamo progressivamente, con le indubbie conquiste sociali che pur ci sono state negli anni, eroso e cancellato la nostra diversità. Quasi ce ne siamo vergognati. Ad ogni grande riflessione, conquista culturale e scientifica abbiamo sempre visto opporre “si però ci siamo macchiati 100, 1000, 10000 anni fa di questo crimine”, “si però siamo quelli che abbiamo schiavizzato il mondo”, “si però……”. Una continua litania di distinguo ed errate, nel merito, contestazioni tese a delegittimarci ed a giustificare, indirettamente, chi ci odia a prescindere. I detrattori di ogni ora, nel portare avanti le loro osservazioni, però dimenticano citando ad esempio a sproposito Voltaire e la sua famosa massima sulla tolleranza, che lo stesso francese era un razzista – oggi lo definiremmo politicamente corretto – della peggior specie. Memorabile il suo confronto tra gli indigeni canadesi e i contadini che non volevano sottomettersi ai dettami della rivoluzione e del suo terrore. Per cui fossi in loro procederei a contestualizzare fatti e momenti storici così come i loro protagonisti per davvero e non utilizzando formule ed idee in modo strumentale per giustificare qualcosa di cui – per quanto preparati siano – non ne conoscono la portata negativa.

Quanto non avevano, forse, considerato i profeti del relativismo nichilista è la forza dirompente della realtà. Tale forza è ancora più forte nel mondo “mediato” pieno di bugie esasperate ed esasperanti del mondo attuale: quando il reale appare, quando la forza dell’identità negata comincia a soffiare dall’interno del proprio cuore con il portato emotivo di tutta la propria formazione, delle tradizioni e dei riti che ci hanno formato allora non c’è pseudo-cultura che tenga.

Sono stati i cattivi maestri, riciclatisi poi in alfieri della tolleranza, a soffiare sul fuoco. Sembra un paradosso, ma non lo è. Basterebbe osservare come, dichiarandosi costantemente per la pace e la solidarietà universale, hanno sempre poi avuto un atteggiamento chiaramente razzista ed intollerante verso chi non la pensasse come loro. Insomma per dirla con una frase che a loro piace molto – come dire fa molto chic – la mia libertà (di pensiero) finisce dove comincia la tua, l’importante è che non sia in dissenso con la mia. Un precetto applicato con la sacralità del rito laico in ogni accademia – luogo ove dovrebbe essere fortissimo il confronto delle idee – ed in ogni spazio pubblico.

Non sono bei tempi sicuramente, ma la Storia è piena di momenti simili soprattutto di quelli in cui la realtà irrompe con forza nelle vite dei popoli e dei singoli individui chiamandoli ad essere loro stessi. Sarebbe ora, così come ogni buon genitore ben sa e pratica nell’educazione dei figli nonostante l’amore infinito ed incondizionato, che si mettano a parte le idee e gli atteggiamenti buonisti per lasciare spazio a cose chiare in merito a cosa si possa fare o meno e a rispettare gli altri partendo dai propri “confini”.

La vera diversità è rispettata e vissuta partendo dall’identità. Un’identità che comincia quando ci viene attribuito il nostro nome: usciamo dalla nostra casa, pronti ad incontrare gli altri, dichiarandoci non annullandoci. A parole i cattivi maestri ci hanno insegnato a guardare l’altro e a trovare in lui la nostra essenza, ma l’altro non posso riconoscerlo se annullo me stesso. Annullarsi, vuol dire consegnarsi e l’altro non è sempre buono.

Se continuiamo a negare o a non attribuire valore all’autorevolezza, all’identità, alla nostra tradizione fino a quasi provarne vergogna allora non saranno le altre culture (più o meno belle e/o giuste) e gli altri popoli a sostituirci. Semplicemente saremo noi, a sparire.

Topics: Filosofia, Società | No Comments »

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