Ricerca

Post Recenti

Archivi

Topics


« | Main | »

Post-umano, declino o rinascita?

By Pasquale | gennaio 10, 2008

Gli sviluppi tecnologici degli ultimi 50 anni, ma potremmo dire dell’ultimo secolo, hanno modificato non solo il modo di vivere degli uomini bensì il rapporto che essi hanno con la natura. I mutamenti in essere, in effetti, vengono avvertiti poco dalla maggior parte della popolazione mondiale, che il più delle volte recepisce le innovazioni e le scelte in modo passivo senza un’accurata riflessione su quelli che possono essere i vantaggi e le problematiche ad esse correlate. La diffusione del web e la quasi “invadenza” degli odierni mezzi di comunicazione offrono agli uomini una sorta di pubblicità e sponsorizzazione di alcune potenzialità applicative dei progressi della scienza, le quali il più delle volte sono accettate con meraviglia senza spirito critico: accade così che passi del tutto inosservata la messa a punto in Giappone di veri e propri uteri artificiali entro i quali, in un tempo non molto lontano dal nostro, si potranno fare sviluppare gli embrioni e i feti umani sino alla “nascita”. Lo scenario verso il quale l’uomo si è incamminato è, a mio giudizio, uno scenario privo di responsabilità e fondato esclusivamente sul soddisfacimento dei bisogni materiali e sulla “dittatura dei desideri”. Il problema è stato già evidenziato numerosissime volte nei dibattiti contemporanei, nelle università, nei circoli culturali, nei convegni, ma a mio avviso la questione è stata troppo spesso affrontata in modo arbitrario, distante dalla gente “comune” e legata il più delle volte a non troppo malcelati conflitti d’interesse che poco hanno a che fare con l’interesse superiore dell’uomo. Proprio l’uomo, creatore delle proprie azioni, dovrebbe essere il centro di ogni valutazione concernente lo sviluppo di una nuova tecnologia e in generale di tutte le riflessioni inerenti la morale. Vige oggi invece il predominio “dell’utile e subito”, nei confronti dell’uomo e della sua natura è saltato ogni tipo di riferimento valoriale stabile e si è accolto il principio individualista anche per tutto ciò che riguarda l’uomo dal punto di vista fisico: non si parla in questo frangente della scelta di un tatuaggio o di un taglio di capelli, ma di un rigetto del punto fermo rappresentato dal proprio corpo. Infatti le nuove frontiere raggiunte e già superate, almeno teoricamente, dalle nanotecnologie e dalle biotecnologie propongono un nuovo uomo, un’evoluzione dell’uomo basata sul chip, le nanotecnologie e le biotecnologie. Oggi, l’umanità si trova ad affrontare interrogativi e sfide, profetizzate dalla letteratura fantascientifica (profezie o semplicemente approfondita conoscenza della bramosia dell’uomo rispetto al superamento di ogni limite?), la cui portata non ha eguali nella storia. Fiumi di inchiostro e milioni di parole sono state spese sul rapporto uomo-tecnica e spesso si è fatto riferimento all’ormai famoso argomento del piano inclinato: si può dire che tale immagine sia indubbiamente suggestiva e che per molti aspetti individui al meglio alcuni punti focali del problema, ma la vera sfida è affrontare la realtà e prendere atto, sempre che si decida per una morale condivisa e che pone al centro l’uomo, del fatto che sul piano inclinato ci siamo già. Tuttavia, contrariamente alle riflessioni intrise di pessimismo, la “discesa” non è inarrestabile e vie di fuga possono ancora trovarsi. L’uomo necessita di una profonda riflessione su se stesso, la domanda fondamentale dalla quale partire è << Che cos’è l’uomo?>>.
La domanda è importante poiché se l’uomo è un essere libero capace di costruire il proprio futuro, allora conoscendo se stesso e la propria natura sarà capace di affrontarlo nel migliore dei modi. Gli ultimi anni del XX e gli inizi del XXI secolo presentano quelli che non pochi hanno definito i “vagiti del post-umano” ovvero l’inizio di un’epoca della storia in cui l’uomo grazie alla tecnologia potrà migliorare la propria vita da ogni punto di vista: perfino la morte un giorno potrebbe essere sconfitta. Al di là di un’ipotesi suggestiva, qual è quella della vittoria sul destino di ogni uomo, i sostenitori ed i teorici del post-human lo considerano come un momento evolutivo per la specie, il quale garantirà agli uomini una libertà maggiore anche rispetto al potere politico e a quello religioso. In realtà l’avvenire sognato, auspicato e descritto dai sostenitori del post-umano potrebbe significare la totale perdita di libertà per gli uomini in quanto ad una crescita dell’aspettativa di vita e di altre comodità per la vita quotidiana si legherebbe la completa tracciabilità delle proprie azioni e forse dei propri pensieri (tracciabilità delle azioni che già avviene…). Tutto ciò sarebbe possibile a causa dell’integrazione tra il corpo umano e i sistemi nano tecnologici, i quali possono essere monitorati e controllati in qualsiasi istante. Il nichilismo, l’assenza di valori basilari condivisi, può costituire un serio pericolo in un mondo che viaggia verso tali mete, in quanto ogni innovazione scientifica potrebbe rappresentare una minaccia. M.Heidegger nel suo “Lettera sull’Umanismo” attua una profonda critica del pensiero occidentale basato sulla tecnica e cerca di definire l’essenza dell’uomo, l’humanitas, al fine di superare la condizione di smarrimento e confusione che si trova a vivere l’uomo contemporaneo. Egli afferma che << Humanismus è questo: è meditare e curarsi che l’uomo sia umano e non non-umano, «inumano», cioè al di fuori della sua essenza>> ed in effetti, nella confusione odierna ciò che si avverte maggiormente è la necessità di un recupero della dimensione umana, dell’essenza propria dell’uomo. La “cura” che il filosofo tedesco individua è il ritorno all’essere e l’abbandono degli schemi propri alla metafisica occidentale, a suo dire sostanzialmente incentrata sull’ente :<< Fin dai tempi antichi «l’essere» è preso per «l’ente», e viceversa l’ente per l’essere, l’uno e l’altro come mescolati in una strana confusione ancora impensata >>, il ritorno al pensiero dell’essere può restituire all’uomo la sua giusta dimensione, la sua dimora. Al di là della soluzione individuata da Heidegger è condivisibile l’esigenza di superare lo stato di confusione che il progressivo appiattirsi del pensiero sui risvolti della tecnica ha provocato: progressivamente si smarrisce l’umano e aumentano i dubbi e le incertezze. A tal proposito, diversi studiosi hanno individuato nel dualismo anima-corpo, scaturito dal pensiero di Cartesio, la causa principale dell’errore rispetto ad una chiara concezione antropologica dell’uomo e pertanto il loro sforzo è stato quello di superare l’opposizione cartesiana. Gehlen, infatti, nel suo testo “Der Mensch” scriveva: << Il compito di rappresentare l’uomo è difficile: è stato più volte tentato, mai però realizzato. Non è stato realizzato per parecchi motivi. Il principale è questo: la mancata ricomposizione di “esterno” e di “interno”; morfologia e psicologia, corpo e psiche rimangono, in tutte le riflessioni sin’ora condotte…>>.


Sapremo noi raccogliere tale sfida?

Topics: Bioetica, Filosofia | No Comments »

Comments

You must be logged in to post a comment.