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Una rivoluzione della normalità nella politica al Sud

By Pasquale | aprile 19, 2015

imagesI tempi sono indubbiamente difficili e particolari. Tante certezze, abitudini, consuetudini di un tempo sono state pian piano sostituite da altre o per lo più sono lentamente svanite nella velocità di un mondo in cui la tecnica e i media la fanno da padrone ed i tempi della realtà sono in realtà diventati i ritmi dell’immaginario.
Eppure c’è una costante da non poco conto da non sottovalutare, anche perché senza questa costante non ci sarebbe nulla: l’uomo.
Senza l’uomo non esisterebbe quanto ci ritroviamo a vivere e per tale ragione dovremmo forse iniziare ad interrogarci se, nella misura in cui le nostre azioni ed invenzioni sono naturalmente umane, non sia forse il caso di ripensarci in relazione ai benefici che ci offrono questi stili di vita.
Lo dobbiamo fare perché, seppure molti ambiti della società sembrino sconnessi tra loro, in realtà le relazioni e l’organicità mai come questi tempi sono diventati lo “spazio” entro il quale maturiamo e sviluppiamo la nostra vita pubblica e privata.
Tra le cose principali che contribuiscono a organizzarci vi è sicuramente la Politica, o almeno così dovrebbe essere. Anche perché come recita un vecchio adagio “puoi anche non occuparti di politica ma la politica si occuperà comunque di te”.
Non possiamo più rimandare delle riflessioni, apparentemente banali, sul modo in cui, almeno nei contenuti, la politica debba essere fatta e interpretata.
Non è più rinviabile una riflessione che cerchi di mutare gli atteggiamenti in politica e soprattutto che ponga in primo piano i metodi ed i contenuti.
Sovente nel Sud Italia, ma sono situazioni che possono ritrovarsi in qualsiasi luogo, ci si è chiesto quanto e quale sia lo spazio reale per una politica in grado di conciliare la giusta attenzione all’aspetto numerico del consenso con quello del dibattito sui contenuti e sui problemi reali dei cittadini e dei territori.
La morsa entro cui, spesso, ci si ritrova imbrigliati sembra non avere soluzioni accettabili perché talvolta molti portatori di voti non riescono ad esprimere progettualità politiche capaci di rispondere ai problemi, alle necessità, ai bisogni ed alle speranze vere delle persone: ciò sia da un punto di vista squisitamente territoriale sia da un punto di vista più generale e che guardi al futuro.
Eppure la storia di ogni comunità umana, a qualsiasi latitudine, è lì – immobile e scolpita – a ricordarci quanto in realtà le società siano realmente progredite solo quando i suoi componenti sono riusciti a fare sintesi e a creare narrazioni e progettualità del proprio percorso e del proprio futuro non legate esclusivamente al bisogno nudo e crudo del momento o peggio ancora al mero esercizio di un becero clientelismo dell’ignoranza.
Troppe volte abbiamo ascoltato la presunta massima secondo la quale per vincere ci vogliono i voti e troppe volte abbiamo dimenticato però un’altrettanta eloquente e fondamentale verità: non basta vincere, soprattutto se si parla della carne viva delle persone, c’è sempre bisogno di coniugare alla forza elettorale una visione, un progetto, una capacità amministrativa tesa al rafforzamento delle comunità che non sia solo esercizio lobbistico del potere senza obiettivi comuni.
A cosa serve prendere centinaia e/o migliaia di voti e custodire tale forza elettorale se poi non si è capaci di guidare un gruppo di persone o un’amministrazione comunale, provinciale, regionale e nazionale a riparare una buca, provvedere alla manutenzione ordinaria dei beni comuni, garantire servizi minimi essenziali?
Sembrano questioni di lana caprina, ma credo in tutta onestà ed osservando anche la realtà di comunità realmente presenti nel mondo – quindi non fantastiche – che tutto sommato questa sia una questione centrale per la crescita del SUD e delle sue comunità.
La teoria delle “finestre rotte”, ma soprattutto il vivere quotidiano sono lì a dimostrarlo più di ogni ragionamento rozzo o raffinato che sia.
Sono tempi, questi che viviamo, nei quali è decisivo cominciare iniziative con l’intento di realizzare una rivoluzione copernicana nei metodi e negli obiettivi: certo si potrà pur sempre mortificare il merito, una capacità, una storia ed una professionalità, ma il dato è che in questo mondo ormai globalizzato nessuno più ci aspetta quindi ci autocondanniamo alla marginalità. La Politica resta e resterà –ciò avviene altrove quindi è possibile – il luogo d’incontro degli interessi più beceri, ma anche dei sogni, delle speranze e dell’organizzazione del vivere civile di ogni popolo e comunità.
Partendo da tale ragione, che apparteniate alla più piccola o alla più grande realtà siete davvero convinti che si possa progredire all’infinito e senza creare altri disagi evitando di porre al centro del dibattito e del confronto politico una visione organica della propria comunità e della propria città? Senza considerare un progetto culturale per la propria città? Senza valutare il ruolo che il coinvolgimento di tutte le varie anime e professionalità può avere per lo sviluppo? Senza ipotizzare uno sviluppo urbano non schiavo del solo interesse? Senza aumentare gli spazi e gli strumenti di libera espressione ai giovani ed ascolto degli anziani? Senza verificare ed applicare metodologie per rendere sempre più partecipati, soprattutto in tempi di crisi economico-spirituali, i programmi di politiche sociali? Si potrebbe continuare ancora.
Francamente credo che la risposta sia no. E non perché si è mossi da un furore utopico, ma semplicemente perché, pur nell’evidente articolarsi di ogni popolo e società nella gestione e nell’equilibrio di gruppi di potere, in altre realtà differenti dalle nostre ciò avviene!
C’è. Esiste, è vero!
La realtà con la sua immutabile ed eterna prova dei fatti dimostra che sicuramente qualità del politico deve essere il saper mediare e lo stare al mondo in mezzo a numerosi e particolari interessi, ma questo non pregiudica che essi possano vivere e muoversi all’interno di una cornice complessiva tesa verso obiettivi più alti e comunitari.
Sicuramente è anche una questione culturale e di educazione: al bello, al rispetto, al migliorarsi, alla ricerca di nuove strade, all’approfondimento, al sacrificio.
Impresa ardua e titanica, ma in fondo è solo l’auspicio di un trionfo della normalità. Normalità che, torno a ripetere, altrove esiste.
In fondo è questo l’auspicio di molti, seppur divisi dalle diverse e particolari compagini politiche di questo momento storico. La rivoluzione della normalità può partire, anche qui ed ora, basta volerlo.

Topics: Politica, Società | No Comments »

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