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L’angoscia degli uomini – L. Degrelle

By Pasquale | novembre 22, 2011

Il denaro, gli onori, i corpi sciupati, l’avidità nel carpire una felicità terrena che sfugge di mano e sempre si sottrae, hanno reso il gregge umano un’orda miserabile, che si avvelena, si sbrana, per trovare liberazioni inesistenti. Non si tratta più di un girotondo di isolati, morsi dalle passioni e dai vizi. Sono le collettività a venir aspirate dal vortice dei desideri impossibili: desiderio di possedere, di essere il primo, di fondare la propria potenza sulla materia, cioè di soffocare e di eliminare lo spirituale con pseudo-piaceri che sono soltanto caricature della gioia. L’acqua limpida dei cuori si è intorbidita sino agli strati più profondi. Il fiume degli uomini trasporta un diffuso odore di fango. Il disordine del secolo ha sconvolto tutto quel che un tempo era luce e voli a tuffo di rondini nei cannetti. Ogni giorno il mondo è sempre più egoista e più brutale. Ci si odia tra uomini, tra classi, tra popoli, perchè tutti si accaniscono nella ricerca dei beni materiali il cui possesso furtivo rivela il nulla. Ma tutti rinunciano ai beni dell’universo morale e dell’eternità spirituale.
Chi ha conosciuto la caduta riconosce sempre le linee di rottura, per quanto esse siano finemente aggiustate: contengono delicatezze spezzate.
Chi non è stato vile un giorno, chi non reca in sè parole, gesti, desideri, abdicazoni inconfessabili, o il cadavere mummificato della propria vita interiore? Quanti uomini non celano al riparo delle convenzioni il fallimento della loro sensibilità, dei loro giuramenti e la miserabile profanazione dei loro corpi? Con rimorsi, a volte; senza rimorsi, il più delle volte. O piuttosto, anche con una piccola aria di trionfo e d’insolente provocazione.
Le cadute finali – quelle che hanno liquidato tutto – decenza, pudore, rispetto di sè, del proprio corpo, della propria parola, e Dio del resto – sono il risultato di centinaia di piccoli rinnegamenti preliminari, all’inizio negati o celati. L’insieme precipita solo allorchè le innumerevoli fibre del cuore sono state tagliate, le une dopo le altre, in mezzo ai sotterfugi, alle cattive ragioni, seguite da molteplici rinuncie sempre più irrimediabili, con la coscienza assassinata…I Santi furono semplici uomini, semplici donne, carichi di passioni, debolezze e sovente di colpe. Anch’essi, talvolta, hanno dovuto stancarsi, cedere, dirsi che non sarebbero mai arrivati a scrollarsi di dosso il peccato che li accompagnava: eppure non hanno rinunciato. Ad ogni caduta si sono rialzati, decisi ad essere tanto più vigili quanto più si sentivano deboli. La virtù non è un abbigliamento provvisorio, ma una lenta, dura e a volte assai penosa conquista. Essi hanno provato la gioia di sentirsi alla fine vincitori del proprio corpo e del proprio pensiero. La loro lotta ci dice che la felicità rimane alla porta di ognuno. Ognuno possiede una libertà: è lo spirito che vince o che capitola. Le anime dormono o sono sterili, ed è appunto a causa del soffocamento spirituale che il mondo decade.
E’ di speranza, di carità, di giustizia, di umiltà, di vita spiriutuale che il mondo ha bisogno. La fede ha valore solo quando conquista; l’amore quando arde; la carità, quando è di salvamento.

Topics: Filosofia | 17 Comments »

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