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“A PROPOSITO DELLA GAMBIZZAZIONE”

By Pasquale | dicembre 7, 2010

papa3.jpgSegnalo con piacere un breve racconto, che reputo illuminante circa il “circo mediatico” dal quale siamo avvolti quotidianamente e che spesso offre interpretazioni completamente fuorvianti di ciò che viene detto. Il racconto è interessante in particolare rapportandolo a quante polemiche ed interpretazioni sono state date circa le recenti parole del Papa sull’uso del preservativo.

L’autore è ClaudioLXXXI ed è possibile leggere questo ed altri interventi sul suo blog: http://deliberoarbitrio.splinder.com

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 Il presidente esecutivo dell’Associazione per la Nonviolenza finì di parlare e in sala risuonarono i consueti applausi di maniera. Nulla di nuovo: nella sua relazione annuale aveva ribadito i soliti saldi principi, il rifiuto della violenza, il rispetto per la vita e la salute del prossimo, i vantaggi sociali del ne cives ad arma veniant, eccetera eccetera. Cominciarono le domande. Rispose a un paio di interrogativi abbastanza ordinari, poi un giornalista gli fece un quesito anomalo.

“Signor presidente, la sua associazione sostiene la nonviolenza. Eppure è noto, e lei non ne ha mai fatto mistero, che in passato le sue opinioni e le sue azioni erano ben diverse. Perché non ci racconta cosa le ha fatto cambiare idea? Com’è cominciata?”

Questa era una domanda impegnativa e il presidente, dopo qualche momento di riflessione, cominciò a raccontare.

 

“Ebbene, sapete tutti che il mio passato è macchiato da molte gravi colpe. In gioventù ho rubato, picchiato, stuprato, ferito, ucciso. Giravo per il mondo e prendevo ciò che volevo senza farmi problemi e senza preoccuparmi delle conseguenze negative per gli altri. Si era nei tempi immediatamente successivi alla Liberalizzazione, perciò le cose mi andavano abbastanza bene. Mi sentivo forte e disprezzavo tutti quelli più deboli di me.

Se dovessi indicare il momento preciso in cui qualcosa cambiò, ecco, direi che fu il giorno della rapina in banca per i diamanti. Io e altri quattro avevamo avuto una soffiata su un carico di pietre preziosissime che sarebbe transitato per una filiale e progettammo l’assalto per impadronircene. Non vi tedio con i dettagli tecnici, potete andare a cercarli sui giornali dell’epoca se volete, facciamola breve e diciamo solo che fu un massacro. Ammazzammo guardie giurate e funzionari, entrammo nella camera blindata, torturammo un burocrate in ostaggio per farci aprire la cassetta di sicurezza, uscimmo fuori e ci ritrovammo a dover sparare praticamente contro un esercito. I miei compari creparono lì dentro e alla fine io solo ero sopravvissuto, anche se ero ferito e praticamente tenevo il ferro in una mano e con l’altra mi stringevo le budella nella pancia.

Stavo scappando col malloppo quando un ultimo vigilante venne fuori all’improvviso da dietro una parete e mi ordinò di fermarmi e arrendermi. Col cavolo, pensai, e ricominciai a sparare. Alla fine il tipo aveva esaurito i colpi e io stavo per ammazzarlo, quando mi accorsi di una cosa: quell’uomo aveva al polso un braccialetto elastico, sapete, una di quelle cose fatte dai bambini. Capii in un attimo che quell’uomo aveva un figlio e mi ricordai improvvisamente di una cosa: quel giorno era la Festa del Papà… almeno quello era il nome a quel tempo, non l’avevano ancora cambiato in Festa del Genitore A. Probabilmente suo figlio gli aveva regalato quel braccialetto prima che andasse al lavoro e io ora stavo per ammazzarlo e rendere suo figlio orfano.

La decisione di risparmiarlo non fu una meditazione razionale, ma una cosa istintiva e primordiale. Invece di sparargli alla testa, mirai alle gambe per impedirgli di inseguirmi. Cadde a terra lamentandosi e io continuai a scappare. Uscii dalla banca e fuori era deserto, prima della Liberalizzazione sarebbe stato pieno di macchine della polizia, ma ora la polizia non si occupava più di quelle cose e io avevo via libera. Il guidatore che avevamo assoldato mi vide e corse a prendermi, salii in macchina e ce la squagliammo. Ero libero ed ero ancora una volta il più forte.

Ma quell’euforia non durò a lungo. Nonostante i miei sforzi per disinteressarmene, continuavo a pensare all’uomo che avevo gambizzato, perfino mentre venivo rattoppato alla meno peggio da un delinquente che era meno un medico che un macellaio. Ero contento di non averlo ucciso, ma perché? Che me ne fregava? Non riuscivo a capire perché mi ero comportato in quel modo e questa cosa mi faceva impazzire. E poi l’avevo comunque azzoppato, anche se certo era stato meglio che ammazzarlo. Forse gli avrebbero amputato la gamba e non avrebbe potuto più lavorare. M’immaginavo la scena di lui che veniva operato, la famiglia che accorreva disperata in ospedale, un bambino che spingeva un mutilato su una sedia a rotelle, cose di questo genere. Cercavo di scacciare quelle immagini assurde dalla testa e non ci riuscivo. Ed ecco che pensavo a tutte le altre persone che avevo ucciso, i loro volti, le loro espressioni mentre morivano. Vite che avevo distrutto, parenti che avevo gettato nella disperazione.

Provai a tornare alla mia vecchia vita, ma non ci riuscivo. Non potevo più esercitare la brutalità a cuor leggero, guardavo il mio vicino che soffriva e mi sentivo come se soffrissi al posto suo. Ora vedevo le conseguenze della Liberalizzazione con occhi diversi, e non mi sembrava più che la legalizzazione della violenza fosse un progresso così positivo. Tutti quei discorsi sul fatto che la violenza è naturale perché la natura è violenza, sul vantaggio per la società derivante dall’eliminazione dei deboli e la sopravvivenza del più forte, ora mi sembravano parole insulse a confronto degli occhi di un bambino che non poteva più giocare con suo padre. Sentirmi forte tra i deboli non mi soddisfaceva più, incutere paura negli altri adesso mi disgustava. Ero diventato un uomo allo sbando: non potevo vivere con la violenza, ma non sapevo come si vive senza violenza.

Il resto è storia nota. Avevo dilapidato quasi tutto il mio patrimonio accumulato col sangue e vagavo per le strade senza meta, quando incontrai il Fondatore di questa Associazione. Lui mi rese un uomo nuovo, mi spiegò le profonde ragioni per cui quello che ora sentivo era davvero giusto. Entrai nell’associazione, come ben sapete, e dedicai la mia vita alla diffusione della nonviolenza e a risarcire per quanto possibile quelli che avevo danneggiato. E ora sono qui, sono stato eletto nel ruolo che ricopro ora, e vi parlo da questo palco.

Perciò, gentile giornalista, per rispondere alla sua domanda, penso che il momento in cui è cominciata la mia conversione fu quando qualcosa dentro di me decise di gambizzare quell’uomo invece di ucciderlo. Quello per me fu il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole.”

 

Il presidente smise di parlare e in sala risuonarono applausi scroscianti ed entusiastici. Tutti erano stati davvero colpiti. I giornalisti cercavano di fargli altre domande contemporaneamente e per un po’ non si capì nulla, poi in qualche modo tornò una parvenza di ordine. Un intervistatore chiese:

“Signor presidente, come pensa che saranno accolte nel mondo queste sue parole di apertura verso la violenza?”

Forse aveva capito male, chiese al reporter di ripetere la domanda, ma già un altro si protendeva per dirgli:

“Signor presidente, cosa pensa che diranno le organizzazioni per la difesa della Legalizzazione del fatto che lei ha appena giudicato lecita la gambizzazione?”

A questo punto ogni cosa diventò un incubo kafkiano.

***

 

Evidentemente già mentre stava parlando i giornalisti in sala avevano inviato alle rispettive testate i lanci di agenzia, perché sul suo palmare il presidente poteva già veder scorrere i primi titoli di stampa:

 

IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE PER LA NONVIOLENZA: “GAMBIZZAZIONE GIUSTIFICATA IN ALCUNI CASI”

 STORICA APERTURA ALLA VIOLENZA, PURCHÉ ENTRO CERTI LIMITI

 PLAUSO DEL SEGRETARIO DELL’ORGANIZZAZIONE PER LA NATURA UMANA: “UN PASSO AVANTI SIGNIFICATIVO E POSITIVO”

 DICHIARAZIONE DELL’ONOREVOLE NELLO PAN, LEADER DEL PARTITO DEI NATURALI: “PREVEDEVO CHE AVREBBE FATTO LA SVOLTA”

 IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE PER LA NONVIOLENZA HA DETTO CHE SPARARE AGLI ALTRI È MORALMENTE AMMISSIBILE, PURCHÉ SI MIRI ALLE GAMBE

 

Nel frattempo nella sala stampa era scoppiato il caos più totale. Un terzo dei presenti cercava di fargli domande contemporaneamente e urlando a gran voce, un altro terzo cercava di spiegare ai presenti che cosa lui aveva voluto veramente dire e urlando ancora più forte, e un altro terzo ancora neanche si capiva cosa diceva ma urlava più forte di tutti. Il presidente cercava di dire qualcosa e sedare gli animi, ma paradossalmente nessuno riusciva a sentirlo in tutto quel baccano. Come se non bastasse, qualcuno dalla regia pensò bene di proiettare sullo schermo alle sue spalle i primi servizi video che cominciavano già ad arrivare:

- un’intervista a un esponente del Partito dei Naturali, “sono molto contenta per i miei amici nonviolenti, che ora finalmente potranno anche loro praticare quell’atto libero e naturale che è la violenza, senza più quegli assurdi sensi di colpa imposti da una morale medievale e disumana”;

- la soddisfazione di un politico locale della corrente dei “nonviolenti democratici”. L’onorevole si dichiarava molto contento di questo passo in avanti, “perché finalmente il presidente si è accorto che tanti nonviolenti di fatto praticano quotidianamente la coercizione, non si poteva continuare a vivere nell’ipocrisia, finalmente l’Associazione Nonviolenta si è aperta al mondo e al progresso: ora non resta che indire un nuovo Conciliabolo che voti e ratifichi democraticamente questa svolta epocale”;

- sconosciuto: “sono proprio contento, sono anni che noi naturalisti diciamo queste cose, la violenza fa parte del mondo e della natura, il gatto mangia il topo e il cane mangia il gatto e così via, solo una mentalità dogmatica ottusa e irrazionale può negare i vantaggi sociali della violenza diffusa, la sopravvivenza del più forte e l’eliminazione dei più deboli sono il motore dell’evoluzione, per non parlare degli effetti benefici del contenimento della sovrappopolazione. Finalmente anche il presidente dei nonviolenti comincia a pensarla come noi e ci dà sostanzialmente ragione, certo il limite delle gambe è ancora insufficiente, ma ho fiducia che dopo questa svolta clamorosa ce ne saranno molte altre”;

- rabbia dell’illustre pensatore Kuns Hang, autore di bestsellers come CIÒ CHE CREDO, DA GANDHI A ZARATHUSTRA: “questa dichiarazione è soltanto una mossa pubblicitaria per un presidente in trappola, la parziale apertura sulla violenza è ancora troppo parziale, non c’è il coraggio di modernizzare davvero. Evidentemente il presidente sotto sotto sa che la posizione dell’associazione nonviolenta sull’argomento è completamente sbagliata, ma non può ammetterlo, così si è pateticamente ridotto a fare questa mossa tattica per elemosinare qualche briciola di consenso. Solo quella coraggiosa riforma in senso pienamente violento che io predico da decenni potrà salvare l’associazione nonviolenta dall’estinzione”;

- un inviato intervistava per strada vari nonviolenti, o almeno presentati come tali, per chiedere la loro opinione: “sapete che il vostro presidente ha appena detto che è lecito gambizzare? Cosa ne pensate?” il tenore delle risposte andava da giovani esultanti armati di mazze e catene che dicevano “finalmente, era ora che diventassimo moderni pure noi, come sono contento” a vecchietti confusi che dicevano “che strano, non capisco, ma siete sicuri che abbia detto proprio così… ah, tutti i giornali stanno dicendo che ha detto proprio così… eh beh allora l’ha detto davvero, se lo dice pure la tv… eh.. mah… in effetti una gambizzazione piccola piccola, non è che sia chissà quale brutalità, magari una volta ogni tanto… una gamba per volta…”

- delusione del Movimento per l’Applicazione Tradizionale della Nonviolenza, una frangia dell’associazione nonviolenta: “siamo molto delusi e sconcertati da questo presidente che tradisce la sua missione e fa degli intollerabili compromessi con il mondo e cambia in modo repentino l’insegnamento tradizionale della nonviolenza. Ormai l’associazione è completamente allo sbando e si avvia sempre più verso la catastrofe. Dire che la gambizzazione è meglio dell’omicidio è gravissimo, si rischia di gettare nella confusione gli associati e far passare il messaggio che sparare nelle gambe alla gente è lecito, come infatti è successo. Se noi fossimo al posto del presidente, sapremmo fare molto ma molto meglio di lui”;

- reportage dalla provincia orientale della Repubblica Autocratica Sin-indo-arabo-slavica: “Migliaia di naturalisti, eccitati dalle coraggiose ed innovative parole del presidente dell’Associazione Nonviolenta, per manifestargli il proprio apprezzamento hanno assaltato ospedali e scuole della minoranza nonviolenta del paese, attenendosi rigorosamente ai nuovi canoni morali indicati dal loro leader. Si calcola che già diverse centinaia di arti inferiori siano stati bastonati, frustati, accoltellati, spellati, fritti con l’olio bollente, bruciati con tizzoni ardenti, amputati, eccetera; naturalmente ci sono state anche molte vittime preterintenzionali. L’Autocrate della Repubblica ha pubblicamente ringraziato il presidente dell’associazione nonviolenta per il suo contributo al progresso della natura umana…” la scritta in sovrimpressione al reportage era PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE NONVIOLENTA CAUSA CON IL SUO DISCORSO CENTINAIA DI MORTI E FERITI;

 

Il presidente guardava attonito tutto questo. La sala era nel caos, tafferugli e litigi erano scoppiati ovunque, ciascuno cercava di spiegare a tutti gli altri cosa lui avesse veramente detto e l’insieme di tutte le voci era una cacofonia indecifrabile. Scese silenziosamente dal palco e nessuno gli badò. Si avviò verso l’uscita e lì, seminascosto sotto un androne tra buio e luce, lo vide.

Era il Fondatore. Era lui, l’uomo che aveva costituito l’Associazione per la Nonviolenza, che ne aveva scelto i presidenti esecutivi, che una volta lo aveva raccolto dal marciapiede di una strada e lo aveva salvato, che lo aveva ascoltando in silenzio fin dall’inizio.

Si mise al suo fianco e assieme, non visti, osservarono senza parole la confusione della sala.

Dopo un po’, il presidente gli disse:

“ma tu, almeno tu, hai capito quello che volevo dire, vero?”

Il fondatore non gli disse niente, si limitò a sorridergli come gli aveva sorriso la prima volta che lo aveva incontrato, ma quel sorriso era sufficiente. Quel sorriso era tutto.

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