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“Sguardo vivo di chi sogna e crede”

By Pasquale | febbraio 28, 2011

fiamma.jpg“Ardi, ardi d’amore per ciò in cui credi,per quello che fai.
Sogna, non chiudere gli occhi del cuore.
Scuoti, incendia gli altri con il tuo agire!”

Questo non è un intervento per tutti. Parlare, dialogare con tutti è sicuramente un proposito ed un tentativo che può esser definito nobile, ma non si potrà mai riuscire a comunicare ciò che si sente e in cui si crede all’intera comunità. Se il problema di ciò è nel linguaggio di chi si esprime ed anche nelle sue abilità oratorie, sicuramente, fatta salva tale premessa, è anche altrettanto ovvio che non tutte le persone sono pronte a capire, ad accogliere o condividere un valore, un punto di vista, un’idea. Tutto questo è sicuramente una fortuna e non solo un limite, in quanto è possibile affermare senza mezze misure e con certezza, che qualsiasi sia il ceto, la preparazione e l’appartenenza iniziale degli individui vi sono tra essi alcuni disposti ad essere diversi e migliori degli altri in virtù della loro educazione, propensione e disponibilità elitaria al sacrificio.
Le vicende umane, la storia di ciascuno di noi, la stessa storia universale e dei popoli è ricca di strade e sentieri interrotti ad un passo o appena dopo il primo anelito per un obiettivo: grande o piccolo che sia.
In ogni momento nulla è mai stato facile e ogni vero grande risultato, a parte casi isolati e comunque non collegati all’esperienza della maggioranza, si è raggiunto col sudore della fronte e con un’infinita forza di volontà.
È evidente che alla necessità di inseguire un sogno, di porsi un obiettivo, si accompagna essenzialmente la possibilità del fallimento, ma come si suol dire in riferimento a ciò due possono essere le cose che davvero contano:
- come si fallisce: non tutti i fallimenti sono identici in quanto si può cedere con onore, ma anche nella più totale vergogna;
- la capacità di riorganizzarsi dopo un fallimento o una battuta d’arresto.

Si può fallire ed è proprio la consapevolezza di questa possibilità che può aiutare ad affrontare al meglio l’ascesa e ad effettuare i propri passi.
la-condanna-di-sisifo.jpgQuante volte abbiamo sentito risuonare nelle nostre vite degli inviti a non mollare, a non abbattersi, ad accettare il sacrificio in vista di un risultato in grado da ripagare gli sforzi compiuti? Le grandi tradizioni, religioni e filosofie antiche di ogni luogo ci parlano del sacrificio come preludio alla vittoria ed è proprio dalla saggezza degli uomini che non vivevano nell’agio e dalle mortificazioni e le sfide che anche i cavalieri ed i signori del passato accettavano che dobbiamo e possiamo ripartire per prendere atto che la traversata nel deserto del sacrificio è roba da spiriti nobili ed è già una vittoria.
Lo è, perché affrontare una sfida e resistere ai colpi della natura, degli uomini e del destino è un cammino di miglioramento, di elevazione spirituale che non può essere messo in secondo piano e che appartiene principalemente alla sfera della qualità e non della quantità.
Chi ben ha provato su di sé la forza dirompente delle difficoltà può riuscire a capire quanto la qualità, nel senso più profondo e vero del termine, sia in realtà quantità poiché solo chi sa essere o sa fare bene ottiene risultati migliori.

Evidentemente il buon senso e la realtà ci restituiscono anche la consapevolezza che vi sono diversi gradi di qualità, ma questo non dovrebbe far passare in secondo piano che solo il miglioramento qualitativo porta necessariamente a migliori e duraturi risultati anche nel campo della dura concretezza.
In una tale ottica il sacrificio è dunque il mezzo attraverso il quale si migliora se stessi e così facendo ci si prepara ad affrontare con sempre maggior forza le sfide e le avversità che ci si parano innanzi sul cammino.
Sacrificio implica responsabilità: in primis verso se stessi e successivamente nei confronti delle comunità in cui ci si trova ad agire. Responsabili verso se stessi vuol dire accettare la possibilità di esseri fallaci e soggetti al cambiamento che possono però tutelarsi attraverso una condotta dedita al riconoscimento di tali limiti e alla ricerca delle condizioni per superarli.
Responsabili verso gli altri perché dai propri sacrifici ed azioni, spesso dipendono gli esiti e le attività anche della comunità di cui si fa parte, grande o piccola che sia.
Tutto questo non è semplice e diviene sempre più difficile quanto più sono alti gli obiettivi e le mete che ci si pone o alle quali, per caso o destino, siamo chiamati.
Non bisogna abbattersi poiché il balsamo per i momenti difficili è dentro di noi, nella nostra capacità di amare il percorso che stiamo seguendo e la forza di  crederci. Quando saremo in cima il nostro sguardo si fonderà con quello delle aquile regali ed il mondo sarà il nostro palcoscenico.
Abbiate il coraggio di credere in quello che gli altri negano e di vedere quello che gli altri non vedono. Sempre.

«Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio. Se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l’azione sarà più efficace. Chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince.»

Gandhi

 

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