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Il problema non è l’ideale, il problema è la volontà di realizzarlo

By Pasquale | dicembre 4, 2010

aurora031029b_westlake_c1.jpgUn esercizio di buon senso, di vero e sano recupero di una giusta razionalità: questo è quello che in tempi come questi occorrerebbe agli uomini. Troppi però sono gli steccati post-ideologici, i pregiudizi e le idee mal professate e ciò non può far altro che nella cultura, nella politica e a livelli più “bassi” rendere i rapporti umani viziati e meno reali. Un tempo, un famoso manifesto annunciava, compiaciuto, che un fantasma si aggirava per l’Europa e che avrebbe determinato una svolta epocale. Ora che tanti anni sono passati non restano altro che le tossine di quell’epoca in cui prendevano forma ideologie che avrebbero portato l’uomo a dare dimostrazione di quanto più brutale possa compiere. I popoli di ogni nazione, le comunità di ogni ordine e grado, persino le famiglie si divisero sulla visione del mondo da seguire. Lo smantellamento dell’umanità dell’uomo, le ingegnerie sociali pianificate nel chiuso di oscure stanze dei bottoni non possono e non devono più essere gli eventi principali che i posteri debbano ricordare, ma solo un triste ed oscuro ricordo. Nell’aria di tempi precari e insalubri, a-valoriali e decadenti come questi si riesce però ad avvertire una possibilità a suo modo storica ovvero quella condizione per la quale una stagione mondiale è al tramonto ed è pronta a sorgere l’alba di un cambiamento.

Attenzione questo cambiamento non implica necessariamente una svolta in senso positivo poichè essa può verificarsi solo ed esclusivamente se le persone ed i giovani in particolare inizieranno a capire che per risollevare le sorti delle società e delle comunità è opportuno applicarsi sui problemi reali e concreti tenendo il più lontano possibile devianze ideologiche che sarebbero solo un freno. Con questo non voglio affermare nè tanto meno auspicare che si arrivi ad un mondo ove sono totalmente messi tra parentesi gli orizzonti ideali ed i valori personali, bensì sottolineare come proprio alla base di ogni possibile ideale debba esserci la consapevolezza che i problemi concreti di carne e sangue devono essere risolti ed affrontati senza perdersi in eccessive e preliminari divisioni o analisi da salotto.

È chiaro che poi ciascuno, nell’affrontare ogni questione debba cercare di caratterizzarla, ove possibile, secondo i principi caratterizzanti la propria visione del mondo che assumono il ruolo di stelle polari da seguire.  Fondamentale diviene dunque la capacità di conciliare le costellazioni di senso con la realtà delle cose e per tornare a quanto scritto all’inizio ciò può avvenire attraverso un fondamentale esercizio di buon senso. Un siffatto modello d’azione non rinuncia affatto a perseguire un’ideale, ma forse è il primo vero atto d’amore verso ciò cui si crede: solo così infatti, nell’accettazione della possibilità di una sintesi prende forma il primo passo verso gli obiettivi concreti che quello in cui si crede ci chiama a realizzare.  È tutto questo l’elogio del compromesso? Credo che tale pratica non sia una cosa assolutamente sbagliata e che al solito il giudizio su di essa debba essere dato senza prescindere dalle circostanze. Rinunciare al tutto nel presente per il massimo reale, concreto e proficuo risultato possibile non è sbagliato se ad accompagnare l’azione vi sia una concreta volontà di non adagiarsi. Il problema non è l’ideale, il problema è la volontà di realizzarlo.

Per questo motivo, nonostante tutto, credo valga in ogni campo l’adagio che recita “pochi sguardi nobili vedran l’aurora”. La strada forse è tutta lì: aristocrazia d’animo per spiriti dediti al sacrificio in vista di un futuro migliore.

Topics: Filosofia, Politica | No Comments »

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