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Su Fini e le sue piroette

By Pasquale | aprile 17, 2010

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Abbiamo sconfitto politicamente ma non culturalmente, ahimè, i radical-chic e gli intellettualoidi di sinistra e ci ritroviamo in casa lo stesso tipo di presunta elite culturale. Nella storia hanno sempre fatto danni questo tipo di “classi dirigenti”. E’ tempo di dire basta. E’ vero il PDL deve strutturarsi e cambiare marcia, lo impone anche l’enorme consenso ottenuto in tutte le consultazioni. Fini rivendica battaglie che non gli appartengono: non è mai stato nemmeno un despota illuminato. Invoca democrazia, militanza, struttura? Ma se ha depredato una fortuna ovvero la passione pulita e sincera di milioni di persone, una storia politica e si è comportato come un despota.

E’ un buon politico, almeno così dicono. Lo è con la “p” minuscola, saprebbe stare nel PD, nella Lega, in Sinistra Ecologia e Libertà: diciamo che è un fine, astuto e preparato burocrate che sa gestire e muoversi nell’ambito del potere puro. AN e l’MSI non sono quote sue, appartenevano alla base. Se si sente inferiore alla sinistra non ci rovini la vita con i suoi dissidi interiori e vada dove vuole.  Cambiare idea è legittimo e lo è farlo anche i nome di interessi personali e di potere, ma sicuramente non si può ridicolizzare la politica in questo modo e soprattutto coloro che pur nelle loro maturazioni, nelle loro idee seguono percorsi lineari. Tralascio poi discorsi sulla riconoscenza in quanto è evidente che senza Berlusconi, Gianfranco Fini non sarebbe mai diventato nulla. Ma si sa, in politica l’onore è qualcosa di molto relativo.

 

E’ vero il PDL ora deve costruirsi per davvero, ma la risposta non è e non potrà mai essere Gianfranco Fini e il suo fluttuante e incerto “progetto politico”.

Per il bene dell’Italia.

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