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Ritorno alla Politica

By Pasquale | febbraio 20, 2010

cielo.jpgCi si avvia ormai al momento più caldo della campagna elettorale per le regionali e si avverte nell’aria l’esigenza non di un cambiamento, ma del cambiamento.

L’etica del fare invocata da ogni parte politica sembra essere diventato il refrain principale di ogni candidatura e di ogni proposta e d’altronde non sarebbe nulla di nuovo se si pensa che la Politica, quella con la maiuscola, non è altro che l’arte del pragmatismo al servizio della comunità.

Eppure alcune considerazioni credo sia opportuno farle, partendo dalla situazione della regione Campania. Qui in Campania sta per terminare la più lunga stagione di governo di centro-sinistra della seconda repubblica, un’esperienza decisamente fallimentare i cui motivi di sicuro non vanno ricercati esclusivamente nell’emblematica e controversa figura di sua maestà Antonio Bassolino. A vario titolo e in vario modo hanno detto in tanti la loro sulla stagione bassoliniana e quindi non credo sia il caso di soffermarsi su un singolo problema o buttarla al solito in politica, ma cercare di fare un discorso un pò più generale su quella che è l’eredita che lascia al suo successore il “caro” Antonio.

La Campania non è mai stata terra facile e ridente, ma ha sempre presentato numerose facce: dalla più bella e degna di lode alla più bruta e meschina come quella della criminalità). Eppure in quindici anni si è avvertito giorno dopo giorno un decadentismo sempre più diffuso, un atteggiamento di totale afflosciamento sul potere e i suoi vizi come forse sarebbe impossibile immaginare dal punto di vista teorico. E’ fallito un progetto o forse si potrebbe dire non c’è mai stato un progetto. Dai gangli del potere ai suoi tentacoli più periferici si è assisistito ad un disfacimento del tessuto politico e delle classi dirigenti che ha favorito l’impervesare di mere dinamiche clientelari e di bizantinismi più cupi.

Tali circostanze si verificano ogni qual volta nella storia viene a mancare un chiaro progetto per il bene della società, quando scompare dagli interessi (si proprio loro) dei leader politici la voglia di agire per la comunità e lasciare il segno nella storia, quando in definitiva viene a mancare un’IDEA guida ispiratrice. Capita quindi che tutto inizia a non funzionare e ad ammalarsi proprio come in un organismo in cui la mancata condotta diligente dell’individuo ha lasciato ammalare un organo che pian piano col suo malfunzionamento inizia ad influenzare in negativo le funzioni vitali anche degli altri organi ed elementi. Sicuramente persone di valore ci saranno anche state in questi tre lustri, ma la loro opera isolata e del tutto svincolata dalle dinamiche di potere dominanti hanno fatto si che poco o nulla rimanesse delle loro azioni.

Il clientelismo più vile, gli sprechi più offensivi della povertà della persone meno fortunate, il debito pubblico, la sanità e più in generale un welfare fallimentare non nascono solo per opera dell’egoismo dei singoli bensì sono il prodotto di una classe politica marcia, senza identità e senza prospettive e che ha come unica ambizione l’autoreferenzialità ed il consolidamento del potere.

Da questo punto di vista si può dire che la Campania può essere presa ad esempio come una faccia delle tante che il nichilismo assume quando conquista la politica.

Ciò è accaduto in Campania, ma accade e può accadere in ogni luogo d’Italia e del mondo quando le azioni non sono guidate da un chiara Idea, da un chiaro progetto politico volto al futuro, al progresso, ai giovani ed alla realizzazione di uno stato sociale sempre più equo e giusto.

Non sarà facile cambiare perchè si lotta con il potere.

La storia non aspetta i ritardatari. E’ ora di non mancare l’appuntamento con la storia.

E’ tempo di riprenderci il futuro.

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