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Ad onor del Vero

By Pasquale | ottobre 10, 2009

obama.jpgE così il buonismo, l’inconcretezza e la suprema incoerenza ha ottenuto un riconoscimento: Obama ha vinto il premio Nobel per la Pace.

A pensarci bene, affermare che il politicamente corretto ha ottenuto un riconoscimento è una grande forzatura, in realtà nell’ambito di questi premi e manifestazioni i buonisti se la cantano e se la suonano da soli quindi sarebbe più corretto dire che si sono auto-celebrati. Il premio nobel per la pace è un riconoscimento che dovrebbe essere assegnato a chi con i propri pensieri, le proprie azioni, i propri rischi, insomma con tutto se stesso è capace di incarnare un ideale, una propensione a testimoniare la pace e lo sviluppo dei popoli senza risparmio.

Sono ben consapevole che motivazioni simili (le quali nascono da una riflessione esclusivamente personale) i militanti pacifinti del polticamente corretto non avrebbero problemi a riscontrarli nel Presidente degli USA, ma spero mi sia consentito fare alcune considerazioni capaci di riportare l’attenzione sulla realtà che alla fine di ogni dissertazione e ogni meditazione è sempre e comunque l’unica costante con la quale siamo tenuti a confrontarci.

Obama non ha fatto sino a questo momento davvero nulla di concreto per la pace e mi chiedo come possano esultare per il suo premio Nobel tutti coloro che vogliono il ritiro delle truppe dalla Afghanistan: per ironia della sorte l’ambito riconoscimento è stato comunicato il giorno dopo l’annuncio da parte del Presidente degli Stati Uniti dell’invio di nuove truppe in Afghanistan.

Credo che già questo basti a testimoniare quanto sia incoerente certa stampa unita ad una certa non ben definita cerchia di pseudo-intellettualoidi da divano che discetta su tutto e il contrario di tutto con la costante di essere sempre pronta ad innalzare il vessilo del voltagabbanismo di terza serie.

Obama ha un solo merito o meglio nella sua azione (sulla quale al momento sospendo ogni giudizio in quanto i conti si fanno alla fine) ha una sola grande capacità: rappresentare ed incarnare ciò che oggi è diventata la società, un permanente jet set hollywoodiano dove ciò che conta è la finzione e non la realtà. A farla da padrone sono i comunicati a mezzo stampa dove si può affermare qualsiasi cosa e accreditarsi qualsiasi titolo o grande azione senza che nessuno si prenda la briga di verificare se quanto proclamato è vero. E se qualcuno dice la verità allora viene trattato come un appestato, un untore, qualcuno che la spara grossa ed è, qualche volta, anche invidioso. Ha gioco facile quindi Obama, presidente degli USA, ad essere acclamato come il salvatore solo grazie ai suoi proclami, alla sua promessa di cambiamento.  Ha creato slogan (Yes, we can!), ha creato, anche se indirettamente, merchandising, è riuscito a parlare ai cuori della gente, la qual cosa è sicuramente non deprecabile, ma… penso che venga anche il tempo che ad avere importanza non siano solo le parole, le intenzioni, i comunicati stampa bensì le azioni reali. Le azioni reali raccontano un Obama diverso da ciò che il politicamente corretto pubblicizza in giro per il mondo e soprattutto gli cuce addosso: aumento delle truppe in afghanistan, incapacità di valide proposte contro la crisi economica (non ha sostituito coloro che erano stati nominati dal vituperato Bush), impegni internazionali disattesi, non riceve il Dalai Lama. Mi rifiuto di credere che i cittadini del mondo guardino ad Obama come salvatore solo perchè stia cercando di realizzare la riforma del sistema sanitario degli USA anche perchè questo sarebbe il  segnale del provincialismo più estremo (qualcuno sicuro ci sarà ad acclamarlo per questo).

Con queste parole non intendo esprimere un giudizio, ma raccontare i fatti e questi ci raccontano di qualcuno che forse un tale riconoscimento non lo avrebbe meritato e soprattutto ci segnalano quanto profondamente la società sia dedita alla virtualità. E’ vero solo ciò che ti raccontano i media e quello che vuoi credere. Per citare Travaglio, siamo alla “scomparsa dei fatti”.

Tuttavia, come ho già detto, col premio nobel e le altre manifestazioni similari i nostri sacerdoti del pensiero unico se la cantano e se la suonano da soli altrimenti come non prendere in considerazione per il premio anche il più sconosciuto dei volontari o missionari presenti nel mondo? Forse che non sono costruttori di pace?

Al contrario, se per avere successo è sufficiente davvero gridare “change” o dare sfogo al proprio ego-sensazionalismo allora tutto torna sull’essenza di ciò che ci circonda; credo proprio che ora come ora i conti tornano in modo inequivocabile.

 

Topics: Politica, Varie | No Comments »

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