Ricerca

Post Recenti

Archivi

Topics


« | Main | »

Su Eluana…ricordando Terry Schiavo.

By Pasquale | febbraio 3, 2009

schiavo.jpgDa più parti si dice che casi come quello di Eluana debbano essere affidati alla coscienza dei familiari e delle persone vicine al malato. Si dice anche che la legge dovrebbe preoccuparsi di mettere ordine a casi così complicati senza andare ad intaccare le emozioni e le sofferenze delle singole coscienze. Le moderne tecnologie, affermano i bioeticisti, se da un lato hanno contribuito a migliorare sensibilmente la medicina e l’assistenza medica dall’altro hanno favorito il diffondersi di casi limite come quello di Eluana.

I confini del mistero della vita e della morte appaiono allora non più così netti e iniziano a lasciare spazio a mille e più considerazioni. Compito degli uomini non è però quello di farsi sballottare dalla corrente, ma cercare di capire il reale e affrontare gli eventi con buon senso e saldi principi.

Molti, ad esempio nel caso di Eluana, obiettano a coloro i quali sostengono che non deve essere interrotta l’alimentazione che si dovrebbe considerare l’impossibilita del malato di potersi alimentare autonomamente e che se egli riesce a sopravvivere e solo grazie all’ausilio delle macchine. Aggiungono poi, a rafforzare il proprio ragionamento, che il malato non manifesta attività di coscienza e che pertanto non può considerarsi sostanzialmente vivo.

Ragionamenti all’apparenza inattaccabili visti il rigore e la necessità logica che gli derivano dal principio di partenza: la vita è tale solo in presenza di coscienza. Spesso tale punto di partenza è presupposto in maniera implicita e inconsapevole dalle persone che portano avanti il ragionamento suddetto, tuttavia ciò non esime dal mettere in guardia,se non proprio denunciare, i gravi rischi a cui porta la sua affermazione.

Lo cercherò di fare schematicamente e nel modo più semplice possibile:

La vita è tale ed ha senso solo se c’è uno stato di coscienza e/o volontà palesi: assumendo tale posizione allora si deve con coraggio essere coerenti e dire che la vita dei malati di Alzheimer, di Parkinson, dei feti, dei neonati, dei bambini anencefalici, delle persone accecate dal dolore non è vita e non ha senso. Magari qualcuno risponderà che non è così logico il ragionamento in quanto nella realtà sono in gioco sofferenze che ricordano come la teoria non sia il reale. Tuttavia ciò non è teoria, ma la semplice registrazione di un dato di fatto poichè affermare che la vita è tale quando si è in presenza di coscienza allora significa presuppore implicitamente o inconsapevolmente (ma ciò non giustifica) le conseguenze che ho elencato brevemente.

 La “colpa” è delle nuove tecnologie perchè consentono di tenere in vita persone che in altri tempi sarebbero morte: altra prova di incoerenza con l’essenza della medicina. Il giuramento di Ippocrate recita: ...giuro: di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’ uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze..”. Ciò significa che il fine della medicina e il compito/destino del medico è quello di tutelare la vita.

Quindi la naturale e logica conseguenza di ciò è che sia i ritrovati biologico-chimici (le medicine per dirla  più semplicemente) sia gli strumenti della tecnologia sono valide “armi” per salvare le vite o, nei casi ove non portassero alla guarigione, per guadagnare tempo rispetto al giungere della morte.

Qualcuno potrebbe ribattere che nel giuramento di Ippocrate c’è anche questo passaggio: “giuro…di astenermi dall’ “accanimento” diagnostico e terapeutico“, ma la risposta non è difficoltosa: Eluana, così come all’epoca Terry Schiavo, non è vittima di accanimento diagnostico o terapeutico perchè morirebbe di fame se le venisse negata l’assistenza. Eluana riceve “solo” cibo e acqua mentre per il resto i suoi organi garantiscono autonomamente la vita. Privarla del cibo significherebbe ucciderla  ovvero si commetterebbe un omicidio e al di là delle sofferenze del padre e dei suoi cari penso che le cose andrebbero sempre chiamate col loro nome.

Guardiamoci sempre bene  da ciò di cui siamo convinti e interroghiamoci sui principi che alimentano le nostre convinzioni perchè altrimenti potremmo avere brutte sorprese o commettere errori come quello commesso da coloro i quali  nel 1949 a nome dell’umanità conferirono il premio Nobel ad Antonio Egas Moniz. Il suo merito? Aver inventato la lobotomia.

Topics: Bioetica, Filosofia, Scienza | No Comments »

Comments

You must be logged in to post a comment.