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La civiltà della morte

By Pasquale | novembre 2, 2008

halloween.jpgMolte volte in questi mesi, in questi anni si è sentito parlare della cattiveria dei nostri tempi (il sottoscritto ne parla spesso), ma non di rado ci si dimentica di indicare una strada che possa quantomeno rappresentare una rotta alla quale affidarsi per affrontare questi momenti. Chiaramente i giovani possono essere una valida speranza, ma non l’unica, perchè se è vero com’è vero che i giovani di oggi rappresentano gli adulti del domani allora non si possono cancellare intere generazioni in nome di un vago giovanilismo dal sapore buonista ed a buon mercato. Quello che forse oggi manca davvero è la capacità di avere una grande visione della vita, del mondo in grado di porsi come guida e punto di riferimento. Non si ha più voglia di rischiare, non si ha più voglia di andare oltre quelle che sono le difficoltà e soprattutto alla fine si finisce per non aver più voglia di vivere. Guardate come si festeggia oggi con trasporto globale ogni anno crescente la festa di Halloween e magari tante altre ricorrenze come quella del Natale vengono messe in soffitta nel loro significato più profondo: l’invito a questa riflessione è rivolto a credenti ed atei. Che speranze può avere una società che festeggia la morte e non il rifiorire della vita? Manca ormai la forza propulsiva verso il domani: la causa è la confusione che produce l’accettazione di alcuni buoni risultati di visioni del mondo materialiste come totalizzanti. Se la verità come concetto viene cancellato o non ammesso allora niente ha ragione di esistere, purtroppo è così. Vivere nel mondo del “forse” è vivere nel mondo della caducità senza possibilità di uscita: le civiltà, gli individui si sviluppano compiutamente in coordinate di senso autorevoli e soprattutto stabili. Con questo non si vuol mettere in discussione la possibilità della critica, ma porre l’attenzione sul fatto che se tutto è in discussione senza alcun senso di riverenza allora siamo sulla strada della fine. 

Quache volta si sente dire: se l’uomo ha bisogno di un Senso e non è capace di accettarne l’assenza, allora è un debole. Certamente! L’uomo è debole perchè è tale, ma questo non ne sminuisce le potenzialità: ammettere la debolezza umana inizierebbe col ridare Senso a quanto l’uomo non può comandare e che invece ora si sforza di conquistare. Parlo del mistero del cosmo, del mistero della vita, del mistero della morte.

Topics: Filosofia, Varie | No Comments »

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