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L’uomo tra l’imponderabile e la negazione di Dio

By Pasquale | settembre 19, 2008

La fede nel progresso, nel futuro, nella sconfitta delle malattie è senza dubbio una delle caratteristiche principali di quel nerbo di società scientifica che guida la ricerca e che ha finito per contagiare un pò tutti. Chiaramente sarebbero guai se gli uomini e le donne impegnate nella lotta contro le malattie, e in ultimo nell’evidente tentativo di allontanare il destino terreno di ogni uomo, non fossero spinti e sorretti dalla fede incrollabile nel domani e nella ricerca. Purtroppo però non è così: non lo è in virtù del fatto che, di là dagli evidenti miglioramenti ottenuti dalla medicina e dalla ricerca (passi da gigante oserei dire), c’è sempre qualcosa di più profondo che sottende la vita. Potremmo quasi dire che le dà “forma”in senso aristotelico: è un quid al quale la ricerca non può accedere nè può porre rimedio. Il medico/ricercatore dovrebbe essere mosso da un senso sacro, dovrebbe agire in ogni  momento memore del giuramento d’Ippocrate e conscio che la sua non è un’azione tra le tante, ma è l’azione che nel senso più profondo mette in contatto col mistero della vita. Putroppo l’essere umano dimentica la sua natura, accecato dai risultati inizia spesso a sentirsi quasi invincibile e poi…e poi è imprearato quando si presentano risultati inaspettati. Simili circostanze vengono vissute con un atteggiamento quasi di superbia che potrebbe essere riassunto nella frase :<< …è assurdo quanto si para davanti ai miei occhi, le cause non possono produrre questi effetti >>. Eppure l’imponderabile è sempre presente, il caso, la fortuna, la Tyche sono lì pronti a rammentare all’uomo quanto possa essere davvero sottile la distanza tra la vita e la morte, tra la riuscita di un progetto ed il suo fallimento. Nell’ansia di liberarsi dal caso, dalla necessità ci si è dimenticati che non tutto può essere in nostro possesso. Lo so, mi si potrebbe dire che queste affermazioni sono ormai noiose e ripetitive, ma sono reali e a poco contano al momento, secondo il mio modesto parere, i pochi spiriti nobili che ancora permangono: non è il loro tempo e forse non lo sarà a lungo. La loro missione deve essere quella di perpetuare i valori giusti in cui credono nell’attesa che qualcosa possa cambiare.

Non meraviglia la notizia che gli antibiotici stiano pian piano diventando  insufficienti a combattere nuove forme batteriche: le condizioni stanno mutando, effetti collaterali inaspettati o semplicemente non considerati ora si apprestano a chiedere il conto. Si badi bene a non travisare quanto dico: non ci si deve abbandonare al pessimismo o all’inattività, quello che si denucia è l’approccio alla vita e alla ricerca. Viviamo in un mondo senza forza vitale, senza forza spirituale, senza Dio.

mani_dio1.jpgUn mondo senza Dio è un mondo dove tutti i legami vengono a crollare e anche la forza per raggiungere gli obiettivi che ci si pone alla lunga non ha ragione di essere. Lo sapevano i grandi del pensiero occidentale e lo sanno anche coloro che ora con ragionamento “scientifico” promuovono il crollo di tutti i valori e celebrano ogni giorno i funerali della morte di Dio. Solo noi, che siamo fuori dai giochi ed immersi nel quotidiano delle nostre esistenze sempre più senza senso, sembriamo non saperlo o lo abbiamo dimenticato. Forse non lo hanno dimenticato gli anziani: per la salvezza dell’uomo è più valido il messaggio portato dallo spirito di sacrificio della vecchina “bigotta” che non quello di un professore ateo. Per lo meno è più vero e reale per lo spirito dell’uomo.

Topics: Bioetica, Filosofia, Religione, Scienza, Varie | No Comments »

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