Ricerca

Post Recenti

Archivi

Topics


« | Main | »

La società relativista

By Pasquale | luglio 10, 2008

Riporto una notizia da Repubblica

este_10150837_08460.jpgInteressa poco la questione erba: sono convinto che per meditare, rilassarsi o provare emozioni non occorrano sostanze apposite. Quello su cui invito a riflettere e il relativismo della sentenza in rapporto alla droga leggera…Mi chiedo quando passerà l’assunto che è lecito commettere vandalismo perchè è il mio credo ad impormelo? Come faranno i “maestri” che oggi prendono o approvano questa decisione ad opporvisi? Secondo quale criterio?

Di seguito la notizia..

——————————————————————-

<< ROMA – “La fumano i dottori, la fumano le infermiere, la fumano i giudici e persino gli avvocati”. Così nel 1976 cantava Peter Tosh in Legalize it, uno dei più celebri inni alla liberalizzazione della marijuana. La star del reggae non immaginava che 32 anni dopo a dargli ragione sarebbe stata niente meno che la suprema corte di giustizia italiana. Non è esattamente la legalizzazione dell’erba ciò che ha stabilito la sentenza numero 28720 della Sesta Sezione penale della Cassazione, ma il diritto per chi – come Peter Tosh – professa la fede rasta a fumarla a volontà senza incorrere in sanzioni.

Secondo quanto stabilito dai giudici, chi crede in Jah e nella sua reincarnazione nel negus d’Etiopia Haile Selassie I, può liberamente circolare con qualche dose di “ganja” in più del lecito perché “secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come erba meditativa”.

La Cassazione è stata chiamata al pronunciamento in seguito al ricorso di un 44enne di Perugia condannato perché sorpreso dalle forze dell’ordine con un etto scarso di marijuana nella macchina. L’uomo si era difeso sostenendo di essere un adepto alla religione rastafariana e che quindi “l’erba sacra doveva essere consumata fino a 10 grammi al giorno”. Una giustificazione “spirituale” che il tribunale di Terni non aveva ritenuto di prendere in considerazione, dichiarando l’imputato colpevole per illecita detenzione a fine di spaccio, condannandolo quindi a un anno e quattro mesi di carcere. Verdetto confermato dalla Corte d’appello di Perugia nel dicembre del 2004 con una sentenza nella quale si specificava che la quantità sequestrata non poteva essere considerata per esclusivo uso personale.

Contro questa decisione l’uomo ha fatto ricorso in Cassazione, ottenendo soddisfazione dalla Corte Suprema che ha rinviato la condanna alla Corte d’Appello di Firenze affinché riconsideri il caso tenendo presente che la tradizione religiosa rasta prevede l’uso della marijuana come “erba meditativa, come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico inteso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone, chiamato il re saggio, e da esso ne tragga la forza, come si evince da notizie di testi che indicano le caratteristiche di detta religione” >>.

Topics: Filosofia, Politica, Varie | No Comments »

Comments

You must be logged in to post a comment.