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Sulla scienza…

By Pasquale | luglio 7, 2008

einstein_albert.jpgLa questione “scienza” è assai complessa e vittima troppo spesso di pregiudizi ideologici che nemmeno il politicamente corretto che li utilizza sa bene cosa essi rappresentino realmente.

Eppure la libertà di pensiero impone una riflessione sull’essenza della scienza, della ricerca scientifica e su come essa venga percepita e interpretata dagli scienziati e da coloro che scienziati non sono. Spesso frasi del tipo << occorre ripensare il ruolo della scienza alla luce della morale>> vengono subito bollate come oscurantiste, ma non si può darla vinta a chi in fondo la posizione espressa da queste parole non solo non la capisce bensì non desidera nemmeno discuterla.

Di seguito riporto un estratto di un articolo di Blondet, le cui parole trovo molto illuminanti:

 

<< Perchè a questo si riduce la scienza postmoderna, come ha scritto Giuseppe Sermonti:  ad «appropriarsi la realtà assoggettandola ai propri strumenti». Se gli chiedete cos’è il calore, vi dà il termometro. Se volete sapere perchè vi fa male un rene, vi fa la TAC (e il numero di diagnosi sbagliate non pare diminuito). Il colore della scienza non ha colore, perchè è una lunghezza d’onda.
Per la biologia molecolare, la «vita» è un concetto preciso, «una struttura che si autoriproduce»; se obiettate che «la vita per l’uomo comune è altra cosa, in essa c’è la coscienza, la prospettiva del futuro, il problema dell’eterno», aspettatevi solo il sorrisetto di scherno del primo Odifreddi che passa.

La realtà è che la scienza cerca solo quello che sa trovare: trova quello per cui ha preordinato i suoi strumenti, e la vita nel senso che interessa all’uomo, non sa trovarla in quanto non rilevabile. Ma il peggio è che pretende da noi che ci adattiamo alla sua visione: «Se la biologia non sa darci un’anima e il libero arbitrio, l’uomo impari a farne a meno!». Infatti lo facciamo, ci sforziamo, ci stiamo arrivando.
Strano però: appena abbiamo ridotto la nostra vita a «struttura che si autoriproduce», noi occidentali abbiamo persino smesso di auto-riprodurci.


No, non è strano. La sterilità è l’effetto collaterale maggiore della riduzione della realtà alla scienza. «E’ sconcertante vedere quanto poco rilievo abbia avuto tutto questo lavoro – i progressi della genetica molecolare – agli effetti della medicina», disse sir Mac Farlane Burnet. Tutte le ricerche colossali e i mostruosi investimenti non hanno dato finora nulla di paragonabile a quel che ci hanno dato, con i loro pochi mezzi e strumenti imprecisi, Pasteur, Jenner e Fleming, quello che «scoprì» la penicillina perchè una sua cultura batterica s’era infettata da un fungo. Così in fisica.
Questi di oggi vogliono macchine sempre più grandi, potenti e costose, per spaccare particelle sempre più piccole; ma non si sono nemmeno approssimati al genere di scoperte che Newton trovò vedendo cadere una mela, o Einstein facendo esperimenti mentali all’ufficio brevettti di Zurigo. C’era una fisica che è avanzata con carta e penna, più di quella che ha bisogno del sincrotrone da 5 miliardi di euro.
Questa sterilità non è casuale. C’è il dubbio che quei fisici che cercano cose di cui non sanno parlarci, stiano correndo all’interno di concezioni – di una filosofia della «materia», di una ideologia  che non si riconosce tale – che portano a un vicolo cieco. E se i filoni della ricerca che richiedono acceleratori titanici fossero sbagliati?
Vietato fare la domanda: la scienza pretende di darsi da sè i proprio fini, in assoluta insindacabile autonomia. Anche se paghiamo noi.


E’ diventata quello che è l’arte astratta: che si è resa «astratta» e informale (senza forme riconoscibili) perchè non voleva essere ausiliaria di qualcosa di estraneo all’arte stessa, non voleva Madonne e santi  immagini per le chiese e nemmeno paesaggi per le case dei borghesi; ha finito per non servire a nulla. Accade così anche alla scienza?
Non è sempre stato così. Ma «Galileo e Leonardo inventarono i loro apparecchi perchè servivano per indagare la realtà»; la scienza postmoderna «istituisce la realtà in modo da adoperare i propri strumenti», scrive ancora Sermonti. S’è verificato un rovesciamento fatale.
Con ricadute fatali nella realtà: voliamo alla velocità del suono non perchè ne abbiamo bisogno, ma perchè quello è un problema che la scienza ha saputo risolvere. I nostri veri problemi  vitali – fra cui il degrado della civiltà generale, l’aumento della irresponsabilità, se ci sia o no l’aldilà – resteranno senza soluzioni, perchè la scienza non sa come impostarli. E il peggio è che ci ingiunge di credere che quelli che non sa risolvere sono «falsi problemi», di tipo «religioso», ossia oscurantista.


«La scienza investe… dove strumenti, metodi e teorie hanno già creato zone privilegiate, mentre dedica ai territori di ardua esplorazione poco più di qualche elemosina» (Sermonti). >>

Topics: Filosofia, Scienza, Varie | 22 Comments »

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