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La sfida del volontariato dopo la riforma

By Pasquale | settembre 27, 2017

viaggi-volontariato-1.1200La ripresa dopo la pausa estiva è sempre simbolo di programmazione, attività che iniziano o ricominciano oltre che, naturalmente, del ricordare i bei momenti delle vacanze appena trascorse.

Questa volta però ha portato in dote per gli enti del terzo settore il periodo con il quale non solo il Governo, chiamato a licenziare tutti i provvedimenti attuativi ed esplicativi della relativa Riforma approvata con legge delega lo scorso giugno 2016, ma anche tutti gli enti e gli operatori di questo variegato mondo dovranno procedere ad una riorganizzazione di sé stessi e delle proprie attività.

La riforma era necessaria poiché il mondo dell’associazionismo e più in generale del terzo settore ha dovuto troppo spesso confrontarsi con un sistema di leggi, regole e distinguo poco chiari e in balia di poco felici interpretazioni, sia da parte di funzionari pubblici poco preparati sul tema sia da parte di operatori del terzo settore.

Il legislatore agendo, al di là degli annunci e della presentazione che ne ha inteso dare, ha cercato di semplificare il quadro da diversi punti di vista e ha tentato di smuovere le acque su alcuni temi ed attività degli enti che si sono diffuse negli anni quasi autonomamente e senza avere una visione ed un’azione organica. Non solo per il terzo settore, ma più in generale per il loro ruolo all’interno della crescita civile, culturale del Paese.

Come si diceva, la riforma oltre a cercare di riorganizzare aspetti tecnici e formali degli appartenenti al variegato mondo del terzo settore, sicuramente presenta delle indicazioni per le quali un mondo che veniva considerato e percepito “volontaristico”, non sempre a ragione in verità, ora dovrà assumere un ruolo nel rilancio dell’economia italiana in un modo chiaro e, possibilmente, organizzato.

Molti, legittimamente, si preoccupano del futuro del volontariato in un tale quadro poiché il timore è quello di trasformare un pezzo di società, tra le migliori dell’Italia, in un nuovo spazio per il mercato che in questo modo nel medio termine potrebbe quindi privare il terzo settore della sua anima.

Il volontariato è, infatti, sicuramente l’anima del terzo settore e probabilmente qualche forte rischio paventato esiste, tuttavia molto dipenderà da come si affronterà il futuro. Non sempre ci sono stati nel mondo del volontariato, come ovunque d’altronde, esempi positivi e troppo spesso ci si è preoccupati di guardare al guadagno piuttosto che al servizio o allo spirito nobile che avvicina giovani e meno giovani alle organizzazioni di volontariato.

È in nome dei tanti esempi virtuosi e dei tanti volontari che proprio le organizzazioni di volontariato, prima ancora di tutte le altre tipologie di enti ed associazioni appartenenti al terzo settore, devono cogliere la sfida del welfare che cambia.

Se le risorse diminuiscono, il mondo del volontariato non può diventare l’alibi per le amministrazioni locali, troppo spesso vittime non solo dell’austerity, ma anche dell’incapacità dei politici nella programmazione. Poche risorse possono costringere a livello territoriale ad assegnare ( magari anche per basso e becero clientelismo ) dei servizi ad enti non dotati delle risorse e degli strumenti necessari a soddisfare i cittadini, i quali successivamente possono riversare sulle organizzazioni stesse la propria insoddisfazione e guardare, come già da tempo avviene, con diffidenza anche il mondo del terzo settore.

Il volontariato non può correre questo rischio e non può dilapidare un patrimonio di valori ed esempi costruito in centinaia di anni di storia.

Ma come può vincere questa sfida? Intanto, secondo un modesto e personale avviso, iniziando a valorizzare le capacità dei volontari ed attuando azioni concrete e svolte con efficienza. Per farlo deve sforzarsi di promuovere costantemente iniziative di formazione ed informazione ai volontari o potenziali tali che non si limitino al solo spot associativo, ma siano qualcosa in grado di formare la coscienza del volontario e in alcuni casi portargli in dote quelle competenze tali che egli possa reinvestire anche nel suo privato e nel mercato del lavoro.

Chiarezza: di azioni, finalità e metodologie. Verso le proprie organizzazioni ed i propri simpatizzanti e volontari, ma anche verso l’esterno. In questo modo si gettano le basi per un’altra fondamentale azione che i tempi e le circostanze quasi impongono agli attori del terzo settore è più in generale di tutta la comunità: fare rete.

Costruire network variegati, preparati, credibili e coesi può garantire l’affermarsi di un nuovo welfare che non si affidi più agli sforzi dei singoli, come purtroppo avvenuto tempi di crisi, destinati a non poter durare e incapaci di raggiungere il maggior numero di persone in difficoltà finendo troppo spesso per rispondere ai bisogni in modalità non del tutto soddisfacenti.

Senza reti capaci e coese non saremo in grado di vincere tante sfide e soprattutto la capacità di stare insieme come comunità continuerebbe a sgretolarsi.

Un ruolo fondamentale per le organizzazioni dovrà ricoprirlo la conoscenza e l’integrazione della propria opera con il mondo ICT: il progredire della tecnologia e della scienza offriranno strumenti che, se utilizzati nel migliore dei modi, potranno potenziare le reti di solidarietà nella loro azione di risposta ai bisogni dei cittadini. In un tale contesto la comunicazione e la sua gestione sono fondamentali.

Ogni momento di difficoltà è da sempre, secondo gli insegnamenti della storia, una grande occasione di riscatto e crescita.

Partendo da questa consapevolezza il mondo del volontariato deve raccogliere la sfida della modernità, tramutando le paure per il proprio ruolo nel terzo settore che verrà nella convinzione e l’orgoglio che, nonostante le evoluzioni ed i cambiamenti legislativi, la vera anima del terzo settore sarà sempre rappresentata da un volontario che gratuitamente tende la mano ed offre il proprio aiuto a chi ha bisogno.

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Teutoburgo: quando Augusto pianse per le sue legioni e la storia cambiò

By Pasquale | settembre 12, 2017

Tra il 9 e l’11 settembre del 9 d.C. si svolse la battaglia di Teutoburgo. I Romani subirono una delle pochissime sconfitte della propria storia. Fu un massacro ed un evento che divenne un vero e proprio spartiacque per il futuro dell’Impero e anche, col senno di poi, rispetto a quella che sarebbe potuta essere la storia successiva dell’Europa. Per la coscienza collettiva di Roma e della corte di Augusto fu uno shock: in un colpo solo Roma perde ben tre legioni.

Si dice che l’Imperatore Augusto dopo aver appresa la notizia vagasse lamentandosi con dolore esclamando “Vare, Vare redde mihi legiones!”, ossia “Varo, Varo rendimi le mie legioni!”.
Nella sconfitta di Teutoburgo c’è molto delle vicende umane: il tradimento di Arminio, il comandante dei Germani che guidò la rivolta, su tutto.
Arminio, principe di una tribù germanica alleata di Roma, fu preso in affidamento dall’Impero ed educato a Roma. Divenne soldato e comandante di Roma e ne ottenne anche la cittadinanza. Combattendo sul fronte germanico ad un certo punto decise di tradire Roma e di nascosto iniziò ad organizzare la rivolta fino a portare con l’inganno Varo, comandante dal quale aveva la massima fiducia, e le sue legioni nella trappola di Teutoburgo ove scatenò sui suoi ex compagni dell’esercito romano una ferocia inaudita. Arminio ottenne una vittoria frutto anche della sua conoscenza delle strategie di guerra romane e dei loro punti deboli.
Dopo Teutoburgo, Roma non ottenne mai più un allargamento dei propri confini a nord e la storia proseguì su un percorso che sarebbe potuto essere diverso se i popoli germanici fossero stati inglobati nei confini dell’impero.

Topics: Storia | No Comments »

Brevi considerazioni figlie dell’attualità

By Pasquale | settembre 12, 2017

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1) Eutanasia

Tema delicato, ma come se nulla fosse capita che iniziano a verificarsi cose per le quali in passato molti avevano tentato di mettere in guardia. Ci sono barriere, confini, limiti, argini che non vanno rimossi. Non perché non si creda nella forza della ragione, ma perché tutelano i più deboli dalle derive degli egoismi. Gli uomini liberi e rispettosi non hanno bisogno di leggi per apprendere la morale e vivere la propria vita senza invadere quella degli altri. Purtroppo la civiltà dei “diritti prima di tutto”, senza conoscerne fino in fondo senso e significato anche in relazione ai doveri ed al sacrificio, produce scempi come l’eutanasia per un depresso. Tutto ciò credo sia un’orrore.

2) Furia ignorante

 Gli Stati Uniti, nel bene e nel male, sono un punto di riferimento e, nella disgustosa vicenda delle statue da abbattere per dare fiato e forza a un revanscismo liberal e politicamente corretto, mostrano al mondo intero una rozzezza ed un’ignoranza senza pari.
Via tutti i simboli dei Confederati perché sostenevano lo schiavismo. Ok, ma allora perché non abbattere e distruggere tutti i monumenti dedicati a Washington per esempio? Era schiavista eppure è venerato come padre della patria.
L’insensata furia si è abbattuta anche sulle statue di Cristoforo Colombo facendo registrare anche la cancellazione di storiche feste come il Columbus Day perché offensiva verso i nativi americani. Perfetto, ma allora perché non restituire ai nativi tutte le terre che sono state loro sottratte dagli statunitensi con la forza?
È chiaro che queste vicende siano, al pari di tante altre che accadono anche al di qua dell’oceano atlantico, il segno dei tempi che vedono l’ipocrisia e la mediocrità violenta trionfare. Si pretende di presentare come nuova grande era di libertà ed emancipazione il trionfo di tutto ciò che incatena i nostri intelletti anestetizzandoli e vietandoci di pensare liberamente.

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Se il buonismo mostra il suo vero volto

By Pasquale | settembre 12, 2017

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Prima degli attacchi terroristici a Barcellona, in Finlandia e Germania le discussioni agostane si concentravano sulla decisione della #Boldrini di denunciare coloro i quali l’avevano offesa aspramente sui social media.
Premesso che la posizione culturale e la visione della vita mi distanzia sideralmente dal progressismo buonista boldriniano, nel merito la Presidente della Camera ha pienamente ragione perché non si tratta di condannare e perseguire altri punti di vista, ma offese gratuite che spesso vengono lanciate con cattiveria senza pari da individui che sovente non hanno alcun coraggio una volta abbandonata la tranquilla difesa dello schermo dello smartphone o del pc.
Tale violenza non risparmia nessuno, non colpisce solo la Boldrini, e non è giustificata da nulla. Dire che la Boldrini o altri politici, giornalisti e altri opinion maker, sono sconnessi dalla realtà non giustifica chi, connesso al web, vomita cattiverie contro altre persone. Perché è questo ciò di cui parliamo: offese e cattiverie gratuite a persone.
Bene farebbero a calmarsi anche gli appartenenti a vario titolo a diverse correnti di pensiero rispetto alla Boldrini, perché, di sicuro, offendendo non rendono un grande servizio alle posizioni ed alle idee che vogliono difendere o rappresentare.
Tuttavia è proprio ora che bisogna vigilare cosa, pur partendo da una posizione e una denuncia legittima, preparano le armate del politicamente corretto.
Col sorriso sulle labbra, con parole docili, ma gesti e chiusura ai diritti di libertà di pensiero e parola, quindi anche di legittimo dissenso, il moralismo buonista cercherà di stringere il cerchio attorno a chi dissente e lo critica. È nella natura del politicamente corretto, una sua evoluzione oserei affermare “necessaria”.
Già si vedono dal sistema retto dai media, dall’America che si oppone a #Trump, dalla Francia di #Macron, alle interviste rilasciate da #Orlando e #Gentiloni, i primi segnali.
Ci avviamo ad una fase critica, 1984 è alle porte.

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La notte del conflitto tra realtà e politicamente corretto

By Pasquale | settembre 12, 2017

Il caos sotto il sole è tanto: la tecnologia ha favorito lo scambio di comunicazione in modi prima, forse, nemmeno pensabili. Come sempre però, come ci hanno insegnato i grandi pensatori e studiosi del pensiero politico, chi detiene gli strumenti e la narrazione detiene il potere. E per anni gli alfieri ed i sacerdoti del politicamente corretto hanno progressivamente occupato tutti gli spazi decisivi. 
C’è stato un corto circuito: il politicamente corretto non riesce più a far presa sulle masse poiché ha cancellato così tanto la realtà che ora la massa produce un rigetto violento ed irrazionale di tutto. Gli esiti sono imprevedibili al momento.
Bisogna solo coltivare con moderazione e risoluta fermezza quando necessario la ragione ed il suo esercizio. Provare a vivere davvero con le braccia, il cuore e la mente aperti all’altro, ma attraverso i fatti. La realtà, anche cruda e dura quando necessario non deve mai essere messa a parte.
Il politicamente corretto ed il buonismo in ogni sua forma, grazie all’impegno di numerosi lupi travestiti da agnelli, ci hanno trascinati in una notte nata con l’annuncio della serenità in una realtà confortante. In realtà caduto il velo del teatrino è emersa la realtà e non tutti sono pronti ad attraversarla, accettarla e viverla.

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Il postumano è tra noi

By Pasquale | aprile 23, 2017

Schermata 2017-04-23 alle 12.00.01Il post-umano è tra noi. Ci affanniamo a discutere di cose la cui importanza è davvero un’inezia rispetto alle rivoluzioni che possono travolgere negativamente l’uomo nel prossimo futuro.
“Negativamente” perchè, come ogni cosa inventata dagli uomini, a fare la differenza sarà il modo di utilizzo e di diffusione a determinare se l’umanità riuscirà ad avvantaggiarsi delle conquiste del post-umano. Il timore porta a pensare che, ancora una volta, a farla da padrone saranno il denaro e la mercificazione e quindi coloro che avranno più possibilità.
Il paradosso di questa società che si professa e ama narrarsi “apertissima” è che le masse con la loro spinta demagogica – giustificata e qualche volta pianificata dai comportamenti delle elites – inconsapevolmente si stanno consegnando nelle mani di oligarchie cancellando il confronto e la possibilità di partecipare a chi ha meno proprio in nome dell’esatto contrario.
L’io e le sue voglie ancora una volta saranno superiori all’io e le sue responsabilità.

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Ma lei si farebbe impiantare un chip nel cervello, se ne avesse bisogno?
“Certo. E lo farei anche se non ne avessi bisogno, semplicemente perché lo voglio” – Bryan Johnson

Qui l’articolo di Repubblica 

 

 

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Brevi appunti sull’identità

By Pasquale | aprile 23, 2017

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Proviamo a vedere realmente le cose con moderazione: rivendicare la tutela delle identità ed il loro rispetto non è assimilabile al razzismo e neppure alla xenofobia o ad altri comportamenti discriminatori. Chi li compie è una persona che non ha rispetto del prossimo e non va giustificata.

Tuttavia per quanto la questione sia delicata e difficile da affrontare con serietà e serenità, soprattutto nell’era ipocrita del politicamente corretto, non è rinviabile.
L’identità è fondamentale nella storia e nel vissuto di ciascuno e oltre il singolo ci sono le identità delle comunità. Quando non c’è chiarezza, quando manca la conoscenza di cosa si è, di cosa si rappresenta e si vuol rappresentare, quando addirittura consciamente si arriva a negare la propria identità e con essa la propria storia allora si è deboli e si è incapaci di aprirsi in modo serio e benevolo al prossimo. Una barca in balia delle onde non è in grado di affrontare il mare mantenendo la rotta e non può nemmeno puntare verso nuovi “mondi” e altre culture in modo corretto. È in queste condizioni che può capitare di cambiare e diventare altro non per forza in modo pacifico e/o migliorando. Si può anche diventare preda di chi – fermo in valori negativi e con forza ideologica e fisica – non intende cedere di un passo dalla propria identità.
Pertanto la vera domanda è se, oltre a tutelare e professare legittimamente l’apertura verso il prossimo e altre culture come aspetto della nostra identità, amiamo e riteniamo degno di difesa in nome del futuro ciò che siamo e siamo stati o accettare senza colpo ferire che tutto cambi. Gli altri, non solo i fondamentalisti di ogni sorta, non lo accettano.
Non sempre è importante mostrarsi diversi dagli altri.

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Per l’Europa unita dei popoli

By Pasquale | marzo 26, 2017

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Tutti siamo per l’Europa. 
L’Europa è la nostra grande Patria, la terra senza la quale non solo l’Occidente, ma tutto il mondo sarebbe diverso.
Come su tutto, però, ciò che conta è la visione che si ha e si cerca di realizzare a fare la differenza. 
Per molti di noi c’è ancora un cuore dell’Europa che alimenta le storie dei suoi diversi popoli e le unisce in una storia più grande. 
Una storia in cui non può prevalere il freddo calcolo ingegneristico di chi vorrebbe lasciare che taluni popoli si impoveriscano a beneficio di altri in nome di teorie da laboratorio.

Le regole, i parametri, le soglie sono importanti, ma non possono essere fondamentali. Gli uomini non sono automi, sono fatti di carne e sangue.

Se a guidare l’Europa sarà ancora questa deformazione egoistica del pensiero allora, per quanto individualmente ciascuno di noi non sia per la divisione, non ci sarà futuro e i contrasti cresceranno. Se, al contrario, inizierà a prevalere una visione ispirata al rispetto della vita, della cultura e delle reali differenze dei singoli popoli allora questa ricorrenza che celebra non la nascita dell’Europa – esiste da millenni – ma della Comunità Economica Europea, potrà diventare lo spartiacque in cui finalmente la distanza tra popoli e istituzioni inizia a voltarsi e inizia a prendere vita consapevolmente l’Unione dei popoli e non delle economie.

L’economia, il denaro, è importante ed assume ruoli spesso decisivi, ma non ricordo nella storia grandi momenti costruiti sul profitto. La Storia la scrivono i sentimenti e i valori universali.

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Le carezze dei maestri

By Pasquale | marzo 26, 2017

tolkienUn modo per sentirsi meno soli rispetto al mistero più grande che viviamo ogni giorno è leggere i grandi maestri che, da vari percorsi e vissuti, hanno dato voce alle speranze ed alle domande più intime che ci portiamo dentro sin da quando, in vario modo, ciascuno di noi apre per la prima volta gli occhi alla realtà del mondo.
Spesso le loro parole sono come carezze, una mano amica incontrata nel buio.
Uno di questi, caro amico che leggi, è sicuramente Tolkien.

“Esiste un posto chiamato ‘paradiso’ dove le opere buone iniziate qui possono venire portate a termine; e dove le storie non scritte e le speranze incompiute possono trovare un seguito” (J.R.R. Tolkien).

 

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Il rispetto del sacro

By Pasquale | marzo 26, 2017

polibioIl rispetto del sacro, la sua tutela e anche la sua “organizzazione” non è stato solo oppio dei popoli, come spesso in tono altamente spregiativo alcuno sapientoni da strapazzo cercano di far passare, ma è sempre stata la base di un vivere civile dominato dalla ragione e dal buon senso che, qualsiasi sia il credo, non impone, ma regola. Rispetta e include. Non è possibile, ancor di più oggi in un mondo nozionistico e spesso arrogantemente ignorante, sostenere la necessità di eliminare il sacro ed il religioso in nome della neutralità assoluta e del sapere puro.
Questa è la grande lezione che ci deriva dagli antichi, romani soprattutto, così come testimoniano le parole di Polibio nel VI libro delle “Storie”.

 

 

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