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Un Dio (forse) non ci ha salvati, ma un amico ci ha teso la mano

By Pasquale | Agosto 17, 2010

noi.jpgUn filosofo, non molti anni fa (almeno rispetto alla storia millenaria del pensiero), ha scritto << solo un Dio ci può salvare >>.  Certo oggi sembra quasi difficile, se non impossibile, parlare di un Dio che possa venire in soccorso dei suoi figli eppure qualcosa è in fermento in questo mondo alla ricerca del senso. Oceani di parole popolano il mondo delle letteratura sacra e profana in merito alla questione ineludibile e che spalanca le porte all’ultimo stadio dell’esistenza umana: è essa priva di senso o al contrario è in costante viaggio verso qualcosa di altro, trascendente la caducità?Se è vero che la situazione attuale dell’uomo è in moto verso una decadenza tout-court, allora la sentenza di Heidegger può davvero considerarsi indovinata. Tanto più che ora come ora si potrebbe rispondere con Peter Sloterdijk << non siamo ancora stati salvati>>. Eppure qualcosa che può salvarci c’è, forse non in via definitiva, ma sicuramente può rendere questo viaggio nella vita meno difficile.

La vita è bella perchè in fin dei conti, nonostante le innumerevoli e profondissime difficoltà, ci regala qualcosa che noi esseri umani nemmeno potremmo immaginare se lasciamo vincere l’ egoismo: i rapporti umani.

I rapporti umani sono la risposta alla solitudine ed alla noia. Andrebbero vissuti sempre secondo il rispetto e la responsabilità poichè nulla è più mirabile dell’anima umana e niente dovrebbe arrogarsi il diritto di ferirla. Famiglia, amici, amori sono quel qualcosa in più che aiuta ad accettare i nostri giorni.

Difendete ciò che amate, perchè ogni cosa umana deve essere difesa dall’inesorabile scorrere del tempo altrimenti la decadenza inizia il suo lento ed inesorabile logorio. La vera sfida, il vero e compiuto senso di un uomo è rovesciare il destino cupo e suadente che il nichilismo ci offre.

Ciò è possibile compiutamente solo come un NOI.

 

Topics: Filosofia | 21 Comments »

Sul divenire - parte 1

By Pasquale | Agosto 9, 2010

occhio.jpgIl divenire ci trascina. Immobilizza la nostra anima al cospetto di un abisso che provoca costantemente il nostro animo: siamo esseri naturalmente portati alla ricerca della stabilità e il divenire, la consapevolezza che le cose mutano , inizia a svuotarci del Senso.

Spiriti nobilmente educati al sacrificio e alla sfida possono affrontare il moto angoscioso del divenire,  ma altri sono miseramente destinati a cadere sotto i colpi del nulla che avanza quando guardando nell’abisso non si è capaci di sostenere lo sguardo.  Quando l’assurdo arriva ai confini delle nostre vite e suona il corno di battaglia non si può fuggire, le alternative sono due: abbandonarsi o combattere fieramente. D’altronde è quanto insegnano tutte le più antiche  dottrine: la notte si attraversa, non c’è altro modo per arrivare alla luce.

Ma come sopravvivere all’Assurdo della fine? La risposta è nel riconoscere la sacralità della vita, il ruolo fondativo per la nostra vita delle nostre famiglie, l’amore per la terra dei padri e di conseguenza assumere come ulteriori valori e stelle polari la lealtà e l’onore.

Il nichilismo e le correnti di pensiero sue sorelle da sempre hanno condotto una battaglia per convincere l’uomo che non esistono principi e valori universali trascendenti l’esperienza umana e la sua produzione culturale, ma il trucco raffinato che nasconde questa nefasta ideologia del nulla è che essa stessa se volesse essere coerentemente fondata dovrebbe registrare di non essere altro che una teoria e quindi destinata ad essere superata secondo i suoi stessi dettami.

Affermare che tutto è prodotto dall’uomo, anche le verità ultime equivale a dire che anche quanto appena scritto è instabile e quindi non può valere come unico principio di approccio universale al reale.

La prima via d’uscita è quindi la presa d’atto che il divenire non è altro che un modo attraverso il quale si realizzano ed evolvono gli eventi e attraverso il quale prendono forma nelle più svariate forme i Valori Universali.

In questo modo si riuscirebbe a creare un corto circuito nel sistema a-valoriale moderno e si ricomincerebbero ad intravedere nuove prospettive: giocando con le parole e con la storia della filosofia, quella che qui stiamo cercando di evocare è una trasvalutazione di tutti i falsi valori dominanti come a suo tempo fu auspicata  e desiderata ardentemente da Nietzsche. E’ chiaro come in questo caso la direzione sia opposta rispetto a quella sognata dal filosofo dell’ubermensch e a dettarne il ritmo debba essere la fondamentale idea di una rivoluzione conservatrice da perseguire nel solco di un percorso il quanto più simile a una “restaurazione”.

Restaurazione di un senso del limite invalicabile oltre il quale ci si rende ostili alla vita, restaurazione della forza vivificante del sacrificio, restaurazione del rispetto della tradizione e della legge dei padri, restaurazione educativa.

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La gloria nella semplicità

By Pasquale | Giugno 27, 2010

gods_glory.jpgAd un tratto, nel silenzio, lontano dalle giornate affollate riscopri la vera grandezza di ogni uomo che traccia la storia e non si limita semplicemente a viverla: la semplicità.La semplicità, quell’atteggiamento dello spirito che non si lascia corrompere dal potere, dall’adulazione e da ogni sorta di avidità capace di afferrare il cuore.La gloria nasce quando ci si rende conto della propria transitorietà, dell’essere sempre e comunque di passaggio e soprattutto di essere creature capaci di amare. Cosa può essere infatti, se non amore, quel volersi sentire uno con gli altri nelle gioie apparentemente insignificanti che la vita ci propone? Quel dire si alla vita accettandone la sorte? Quel sorridere a una persona con la quale condividi un po’ di quel tempo che ti è stato concesso? Nulla è precluso al cuore dell’uomo se egli è capace di restare se stesso.

Topics: Filosofia | 7 Comments »

Contro la finitudine

By Pasquale | Maggio 11, 2010

C’è qualcosa di strano nell’aria, questa cappa di finitudine necessaria sta avvolgendo tutto. Corrode e corrompe l’uomo nel suo più profondo essere. Si deve lottare. La fine è un concetto limite, non una realtà necessaria. In ogni campo è sempre la voglia d’infinito a muovere l’uomo non la voglia di finito. Se fosse il contrario non ci sarebbe nulla.
Non lasciatevi vincere dal nulla, il cuore dell’uomo resta comunque più forte.

In alto i cuori! Forza!

Topics: Filosofia | 3 Comments »

“La solita storia: un leader sempre fuori tempo” di Marcello Veneziani

By Pasquale | Aprile 24, 2010

“Fini non ha contestato Berlusconi nel nome e per conto dei suoi elettori, ma assumendo posizioni diverse se non contrarie a chi lo aveva votato. I serbatoi da cui aveva preso voti erano due: missini e democristiani. È riuscito a scontentare entrambi. Capisco l’idea di chiudere con il passato ma Fini è riuscito a chiudere anche con il presente; non ha chiuso solo con il neofascismo e nemmeno solo con la destra ma con una larga fetta dell’elettorato cattolico, moderato, antisinistra” Marcello Veneziani

Clicca qui per leggere l’articolo completo da Il Giornale 

Topics: Politica | 1 Comment »

Su Fini e le sue piroette

By Pasquale | Aprile 17, 2010

fini.jpg

Abbiamo sconfitto politicamente ma non culturalmente, ahimè, i radical-chic e gli intellettualoidi di sinistra e ci ritroviamo in casa lo stesso tipo di presunta elite culturale. Nella storia hanno sempre fatto danni questo tipo di “classi dirigenti”. E’ tempo di dire basta. E’ vero il PDL deve strutturarsi e cambiare marcia, lo impone anche l’enorme consenso ottenuto in tutte le consultazioni. Fini rivendica battaglie che non gli appartengono: non è mai stato nemmeno un despota illuminato. Invoca democrazia, militanza, struttura? Ma se ha depredato una fortuna ovvero la passione pulita e sincera di milioni di persone, una storia politica e si è comportato come un despota.

E’ un buon politico, almeno così dicono. Lo è con la “p” minuscola, saprebbe stare nel PD, nella Lega, in Sinistra Ecologia e Libertà: diciamo che è un fine, astuto e preparato burocrate che sa gestire e muoversi nell’ambito del potere puro. AN e l’MSI non sono quote sue, appartenevano alla base. Se si sente inferiore alla sinistra non ci rovini la vita con i suoi dissidi interiori e vada dove vuole.  Cambiare idea è legittimo e lo è farlo anche i nome di interessi personali e di potere, ma sicuramente non si può ridicolizzare la politica in questo modo e soprattutto coloro che pur nelle loro maturazioni, nelle loro idee seguono percorsi lineari. Tralascio poi discorsi sulla riconoscenza in quanto è evidente che senza Berlusconi, Gianfranco Fini non sarebbe mai diventato nulla. Ma si sa, in politica l’onore è qualcosa di molto relativo.

 

E’ vero il PDL ora deve costruirsi per davvero, ma la risposta non è e non potrà mai essere Gianfranco Fini e il suo fluttuante e incerto “progetto politico”.

Per il bene dell’Italia.

Topics: Politica | 8 Comments »

Perchè i giovani non devono mollare

By Pasquale | Aprile 14, 2010

01740010.jpgChi ama la politica, chi ogni giorno la vive con passione qui in Campania si trova sovente a lottare con quanto di più bruto e meschino possa esistere. In Campania, per carità, sopravvivono modelli ed esempi di libertà, di cultura, di politica ma è pressochè improbabile che un giovane o una classe dirigente giovanile riesca ad emergere se presenta la propria fedina penale illibata, se lotta ogni giorno e rimettendoci spesso anche da tutti i punti di vista. Se la Politica in Italia stenta a recuperare credibilità, allora in Campania e al Sud siamo ancora peggio.

I giovani non devono mollare anche perchè senza la loro spinta, il loro entusiasmo, le loro idee e le loro azioni, gli “adulti” volenterosi della classe dirigente non avrebbero motivi per perorare ed avviare la causa di un ricambio generazionale. Il problema del ricambio generazionale non è solo una questione di svecchiamento anagrafico, ma è anche un’esigenza che la storia ed i processi sociali impongono e lo fanno ancor di più quando il bilancio delle classi dirigenti degli ultimi 30 anni è stato fallimentare e questo di là da i pur presenti e pochi casi isolati di buoni ed ottimi leader.

Le ideologie storiche sono crollate, ma questo non cancella la necessità di orizzonti ideali, di costellazioni di senso verso le quali orientare l’azione politica degli uomini e solo i giovani possono dare una seria svolta positiva a una politica che va troppo appiattendosi sul burocratese, sul mercato e su falsi problemi.

Si deve tornare tra le persone, ascoltare i problemi che hanno letteralmente sin nelle loro carni, parlare ai loro cuori e farli palpitare per un grande progetto di rilancio nazionale. Ci si sente uniti solo nell’appartenza ad un comune destino ed è questo il grande obiettivo che la Politica deve darsi e nel farlo occorre far maturare e lasciare spazio a nuove classi dirigenti. Il ricambio è un fatto naturale, ma può accadere sia per l’intelligenza di coloro che si fanno da parte sia per l’incancrenirsi delle situazioni e di conseguenza aprire così le porte a qualcosa di sconosciuto e spesso negativo.

Senza retorica: la svolta è nel merito, nel ricambio generazionale e nella capacità di costruire una comunità di destino altrimenti non c’è rimedio alla deriva.

Topics: Politica | 2 Comments »

Ritorno alla Politica

By Pasquale | Febbraio 20, 2010

cielo.jpgCi si avvia ormai al momento più caldo della campagna elettorale per le regionali e si avverte nell’aria l’esigenza non di un cambiamento, ma del cambiamento.

L’etica del fare invocata da ogni parte politica sembra essere diventato il refrain principale di ogni candidatura e di ogni proposta e d’altronde non sarebbe nulla di nuovo se si pensa che la Politica, quella con la maiuscola, non è altro che l’arte del pragmatismo al servizio della comunità.

Eppure alcune considerazioni credo sia opportuno farle, partendo dalla situazione della regione Campania. Qui in Campania sta per terminare la più lunga stagione di governo di centro-sinistra della seconda repubblica, un’esperienza decisamente fallimentare i cui motivi di sicuro non vanno ricercati esclusivamente nell’emblematica e controversa figura di sua maestà Antonio Bassolino. A vario titolo e in vario modo hanno detto in tanti la loro sulla stagione bassoliniana e quindi non credo sia il caso di soffermarsi su un singolo problema o buttarla al solito in politica, ma cercare di fare un discorso un pò più generale su quella che è l’eredita che lascia al suo successore il “caro” Antonio.

La Campania non è mai stata terra facile e ridente, ma ha sempre presentato numerose facce: dalla più bella e degna di lode alla più bruta e meschina come quella della criminalità). Eppure in quindici anni si è avvertito giorno dopo giorno un decadentismo sempre più diffuso, un atteggiamento di totale afflosciamento sul potere e i suoi vizi come forse sarebbe impossibile immaginare dal punto di vista teorico. E’ fallito un progetto o forse si potrebbe dire non c’è mai stato un progetto. Dai gangli del potere ai suoi tentacoli più periferici si è assisistito ad un disfacimento del tessuto politico e delle classi dirigenti che ha favorito l’impervesare di mere dinamiche clientelari e di bizantinismi più cupi.

Tali circostanze si verificano ogni qual volta nella storia viene a mancare un chiaro progetto per il bene della società, quando scompare dagli interessi (si proprio loro) dei leader politici la voglia di agire per la comunità e lasciare il segno nella storia, quando in definitiva viene a mancare un’IDEA guida ispiratrice. Capita quindi che tutto inizia a non funzionare e ad ammalarsi proprio come in un organismo in cui la mancata condotta diligente dell’individuo ha lasciato ammalare un organo che pian piano col suo malfunzionamento inizia ad influenzare in negativo le funzioni vitali anche degli altri organi ed elementi. Sicuramente persone di valore ci saranno anche state in questi tre lustri, ma la loro opera isolata e del tutto svincolata dalle dinamiche di potere dominanti hanno fatto si che poco o nulla rimanesse delle loro azioni.

Il clientelismo più vile, gli sprechi più offensivi della povertà della persone meno fortunate, il debito pubblico, la sanità e più in generale un welfare fallimentare non nascono solo per opera dell’egoismo dei singoli bensì sono il prodotto di una classe politica marcia, senza identità e senza prospettive e che ha come unica ambizione l’autoreferenzialità ed il consolidamento del potere.

Da questo punto di vista si può dire che la Campania può essere presa ad esempio come una faccia delle tante che il nichilismo assume quando conquista la politica.

Ciò è accaduto in Campania, ma accade e può accadere in ogni luogo d’Italia e del mondo quando le azioni non sono guidate da un chiara Idea, da un chiaro progetto politico volto al futuro, al progresso, ai giovani ed alla realizzazione di uno stato sociale sempre più equo e giusto.

Non sarà facile cambiare perchè si lotta con il potere.

La storia non aspetta i ritardatari. E’ ora di non mancare l’appuntamento con la storia.

E’ tempo di riprenderci il futuro.

Topics: Politica | 32 Comments »

Contro i giacobini, dalla parte di Silvio Berlusconi

By Pasquale | Dicembre 14, 2009

feri_big.jpgIl giacobinismo è da sempre un male e poco importa dove si colloca e le forme storiche che assume. La verità è che si è perso tutto: gente che crede di parlare a nome del bene e del giusto si riscopre a godere di un attacco rivolto alla persona umana. Questa contraddizione qualifica in modo inequivocabile ciò che viene detto e quanto viene compiuto, se una persona è giacobina allora è un nemico del bene comune.

Dalla parte di Silvio Berlusconi, dalla parte di chi giacobino non è.

Topics: Filosofia, Politica | 2 Comments »

Leadership

By Pasquale | Novembre 27, 2009

Non so onestamente cosa sia la fortuna o meglio: credo si possano definire e registrare nelle vicende umane situazioni positive rispetto all’andamento normale senza che i soggetti beneficiari siano in qualche modo autori di quanto di buono gli capiti.

Tuttavia credo che nella vita una delle rare fortune che possono capitare è quella di incrociare il proprio destino, la propria vita con quella di figure carismatiche e fuori dalla norma. Ecco mi riferisco proprio alla leadership: parlo di quel tipo di persone che diventano un messaggio vivente di “aggressione” alle situazioni che la vita ci pone davanti, che spronano coloro i quali si trovano sulla loro strada a fare sempre di più e a non abbattersi.

Sono individui uguali agli altri per nascita ma elitari nel profondo. In un mondo livellato verso il basso come quello odierno, dove a comandare è sicuramente una ristretta cerchia d’individui che di carisma hanno ben poco e i quali basano il proprio potere sul calcolo, i leaders sono scomodi e considerati spesso nocivi.

Molte volte inoltre mi sono soffermato sul fatto che oggi vige una dittatura della civiltà mediatica dove la più grande difficoltà per gli uomini di buona volontà è quella di riuscire a distinguere il reale dal fantomatico e quindi ciò che è giusto per davvero da ciò che ne rappresenta solo una caricatura (nel migliore dei casi).

Tuttavia abbiamo grande bisogno di leaders, di coloro i quali con uno sguardo riescono a tirare il meglio di noi dalle sabbie mobili oppressive della decadenza che assale le nostre vite. Molto spesso, i leaders sono soli: lo sono perchè non possono fuggire da se stessi: i leaders affascinano, danno forza, ma sono esseri umani e pertanto hanno bisogno anche loro di una spalla su cui piangere, di sentirsi liberi di sbagliare e affrancarsi di tanto in tanto dalle proprie responsabilità. Tutto questo noi, forse, non lo capiamo e non possiamo capirlo presi dalla nostra voglia di livellamento e tranquillità.

Resta però un fatto. Senza leaders siamo soli…e siamo un branco di pecore.

Topics: Filosofia | 7 Comments »


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