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Sul caso Schwazer e la debolezza dell’uomo

By Pasquale | agosto 12, 2016

 imageNon ho molta simpatia per Schwazer, eppure sin dal suo pentimento e da come aveva condotto tutto il percorso di “espiazione” e preparazione per una nuova sfida da vincere in modo serio e pulito seguivo con interesse la sua vicenda umana. Storia personale fatta di emozioni, errori, scalate, cadute…insomma la fragilità umana che ci accomuna tutti. Ho la netta sensazione che un sistema che spesso ha chiuso e chiude gli occhi davanti ad errori reiterati ed atteggiamenti più gravi, ha mietuto una nuova vittima in nome del politicamente corretto e di altri interessi di parte. Ci si lava la faccia e la coscienza sulla pelle e la vita di un uomo che aveva sbagliato ed a differenza di tanti lo aveva ammesso pubblicamente esponendosi all’ingiuria ed all’offesa pubblica ( che strani che siamo, pretendiamo comprensione per tutto in nome dell’umanità, ma siamo prontissimi ad aggredire con violenza inaudita il primo che sbaglia e addirittura lo ammette! ).

Non so come affronterà ora la vita l’uomo Schwazer, spero lo faccia con la maggiore serenità possibile per capire che tutto purtroppo è nato dal momento in cui scelse la via del doping e che le colpe e gli errori si pagano e si espiano prima per se stessi e poi per riconquistarsi un ruolo nella comunità. La quale non necessariamente è quella cui desideriamo appartenere perché spesso è proprio essa la nostra condanna coperta da un grande velo d’ipocrisia che la fa apparire un falso eldorado.

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La vera diversità è rispettata e vissuta partendo dall’identità

By Pasquale | luglio 17, 2016

gorgoniLa questione dell’identità inizia ad entrare fortemente nel dibattito e soprattutto nella coscienza di molti cittadini europei. Non derubricherei la questione a populismo o peggio ancora e in modo altamente provocatorio al razzismo. L’unico dato di fatto incontrovertibile è che un modello multiculturale è fallito proprio dove si pensava potesse riuscire meglio: la garanzia della fratellanza, del rispetto di ogni cultura sulla base di una vaga uguaglianza non degli uomini, ma del valore di ciascuna manifestazione valoriale e culturale. Non è, per fortuna, così: dalle piccole alle grandi esperienze è una questione di educazione. Non tutte le culture sono uguali e nemmeno tutte le religioni. Nella vita sperimentiamo l’incontro con l’altro ogni giorno, eppure sappiamo benissimo che quando siamo ospitati da qualcuno – pur nella massima disponibilità che colui il quale ci ospita offre – non possiamo andare oltre i limiti imposti dall’educazione e non possiamo, in casa, tempio religioso, spazio pubblico d’altri, comportarci allo stesso modo di come faremmo a casa nostra. Lo sappiamo benissimo, eppure il fascino di un certo pensiero ha letteralmente assuefatto le masse e ci ha condotti – paradossalmente – a dove siamo giunti: alla cultura del sospetto. Il sospetto non è colpa di chi rivendica la propria identità, la propria cultura ed il proprio vissuto e da lì riconosce l’esistenza di altro da sé con altre storie, ma è causato da quella corrente “ideale” che ha preteso omologarci ed in nome del relativismo, quello sì assoluto e razzista, negare ogni forma d’identità.

Memoria ed identità sono il fondamento per ciascuno di noi. La nostra origine ed il nostro futuro. Persino quando ripudiamo il nostro luogo d’origine. Come cultura europea abbiamo progressivamente, con le indubbie conquiste sociali che pur ci sono state negli anni, eroso e cancellato la nostra diversità. Quasi ce ne siamo vergognati. Ad ogni grande riflessione, conquista culturale e scientifica abbiamo sempre visto opporre “si però ci siamo macchiati 100, 1000, 10000 anni fa di questo crimine”, “si però siamo quelli che abbiamo schiavizzato il mondo”, “si però……”. Una continua litania di distinguo ed errate, nel merito, contestazioni tese a delegittimarci ed a giustificare, indirettamente, chi ci odia a prescindere. I detrattori di ogni ora, nel portare avanti le loro osservazioni, però dimenticano citando ad esempio a sproposito Voltaire e la sua famosa massima sulla tolleranza, che lo stesso francese era un razzista – oggi lo definiremmo politicamente corretto – della peggior specie. Memorabile il suo confronto tra gli indigeni canadesi e i contadini che non volevano sottomettersi ai dettami della rivoluzione e del suo terrore. Per cui fossi in loro procederei a contestualizzare fatti e momenti storici così come i loro protagonisti per davvero e non utilizzando formule ed idee in modo strumentale per giustificare qualcosa di cui – per quanto preparati siano – non ne conoscono la portata negativa.

Quanto non avevano, forse, considerato i profeti del relativismo nichilista è la forza dirompente della realtà. Tale forza è ancora più forte nel mondo “mediato” pieno di bugie esasperate ed esasperanti del mondo attuale: quando il reale appare, quando la forza dell’identità negata comincia a soffiare dall’interno del proprio cuore con il portato emotivo di tutta la propria formazione, delle tradizioni e dei riti che ci hanno formato allora non c’è pseudo-cultura che tenga.

Sono stati i cattivi maestri, riciclatisi poi in alfieri della tolleranza, a soffiare sul fuoco. Sembra un paradosso, ma non lo è. Basterebbe osservare come, dichiarandosi costantemente per la pace e la solidarietà universale, hanno sempre poi avuto un atteggiamento chiaramente razzista ed intollerante verso chi non la pensasse come loro. Insomma per dirla con una frase che a loro piace molto – come dire fa molto chic – la mia libertà (di pensiero) finisce dove comincia la tua, l’importante è che non sia in dissenso con la mia. Un precetto applicato con la sacralità del rito laico in ogni accademia – luogo ove dovrebbe essere fortissimo il confronto delle idee – ed in ogni spazio pubblico.

Non sono bei tempi sicuramente, ma la Storia è piena di momenti simili soprattutto di quelli in cui la realtà irrompe con forza nelle vite dei popoli e dei singoli individui chiamandoli ad essere loro stessi. Sarebbe ora, così come ogni buon genitore ben sa e pratica nell’educazione dei figli nonostante l’amore infinito ed incondizionato, che si mettano a parte le idee e gli atteggiamenti buonisti per lasciare spazio a cose chiare in merito a cosa si possa fare o meno e a rispettare gli altri partendo dai propri “confini”.

La vera diversità è rispettata e vissuta partendo dall’identità. Un’identità che comincia quando ci viene attribuito il nostro nome: usciamo dalla nostra casa, pronti ad incontrare gli altri, dichiarandoci non annullandoci. A parole i cattivi maestri ci hanno insegnato a guardare l’altro e a trovare in lui la nostra essenza, ma l’altro non posso riconoscerlo se annullo me stesso. Annullarsi, vuol dire consegnarsi e l’altro non è sempre buono.

Se continuiamo a negare o a non attribuire valore all’autorevolezza, all’identità, alla nostra tradizione fino a quasi provarne vergogna allora non saranno le altre culture (più o meno belle e/o giuste) e gli altri popoli a sostituirci. Semplicemente saremo noi, a sparire.

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Se la “mediocrazia” è la regola…

By Pasquale | luglio 10, 2016

mediocrazia

Grazie ad una serie di articoli sul proprio blog del Sole 24 ore, il giornalista Angelo Mincuzzi ha rilanciato in Italia il dibattito su quella che, in un proprio libro, Alain Deneault ha definito “Mediocrazia” ovvero l’idea secondo la quale ormai le classi dirigenti del mondo siano composte da mediocri che, a detta dell’autore, sono stati “capaci” di realizzare una vera e propria rivoluzione silenziosa.

La mediocrazia riguarderebbe l’università, la sanità, l’imprenditoria, la scuola e, ovviamente, anche la politica.

Ho trovato davvero ricchi di spunti interessanti i vari interventi di Mincuzzi e considero illuminate il rimando che egli fa a Deneault che, per descrivere in modo compiuto la condizione attuale del rischio e della “difficoltà” nell’individuare la mediocrità, rimanda a Robert Musil che affermava <<Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall’esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe>>.

In effetti sembra proprio che sia così. Il mondo del “mediato” ovvero in cui la verità – anche in merito ad uno stesso dato o fatto – è decisa dal circolo vizioso dei media e in cui nulla sembra essere più valido come pietra angolare tranne il politicamente corretto, è una realtà in cui oserei dire che quasi necessariamente e inevitabilmente i mediocri possono imporsi.

Deneault è Canadese e, a sensazione, credo non abbia potuto osservare da vicino la realtà italiana o specificamente quella del Sud Italia. Mi limiterò in questo breve intervento alla condizione della “classe dirigente” politica del Mezzogiorno in cui sono state letteralmente bruciate e sacrificate negli anni sull’altare della mediocrazia – funzionale e spesso a braccetto con interessi non proprio “trasparenti” – moltissime delle migliori menti ed energie cresciute e formatesi spesso autonomamente.

Tanto potenziale, tanta passione e tanta forza inespresse ed inutilizzate in nome di cosa? Non sarà un lamento o uno sfogo dai vaghi sapori di sconfittismo moraleggiante, sappiamo benissimo che la politica è anche lotta per gli spazi vitali e per l’affermazione di gruppi di potere. Il punto è un altro: affermato che la politica è quanto detto, essa si realizza compiutamente se quelle battaglie per gli spazi vitali vengono svolte in nome di una visione che guardi all’interesse della comunità ed al futuro.

La questione è sempre la stessa: forza e responsabilità. Visione comunitaria contro visione individuale.

La mediocrazia non è uno stato di cose transitorio, ma il trionfo del cieco individualismo e del tempo presente individuale contro la costruzione di un futuro migliore per sé e le generazioni che verranno.

Per una volta, provando ad uscire dal comune dibattito – sempre più fasullo e di facciata – non vorrei parlare di colpe perché a ben vedere non è solo il politico mediocre (non necessariamente corrotto, ma con esso a braccetto) ad averne in quanto non si vota da solo e di certo, al contrario, non si può risolvere velocemente la questione affermando che la causa è la sola ignoranza del cittadino/elettore.

C’è un problema di sistema, organico. Come detto prima delicatissimo da affrontare perché i cannoni mediatici del politicamente corretto sono sempre puntati e pronti a fare fuoco contro chiunque provi ad esprimere un concetto originale o non in linea con l’apparente diversificata omologazione della mediocrità. Le parole precedentemente citate di Musil, ci mettono in guardia e lo fanno tanto più se come fa notare Mincuzzi nel suo commento a Deneault ormai si vive con <<… l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi all’«estremo centro» dice il filosofo canadese. Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello. Essere mediocri, spiega Deneault, non vuol dire essere incompetenti. Anzi, è vero il contrario. Il sistema incoraggia l’ascesa di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti. Questi ultimi per ovvi motivi (sono inefficienti), i primi perché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni. Ma comunque, il mediocre deve essere un esperto. Deve avere una competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Lo spirito critico deve essere limitato e ristretto all’interno di specifici confini perché se così non fosse potrebbe rappresentare un pericolo. Il mediocre, insomma, spiega il filosofo canadese, deve «giocare il gioco» >>.

Non esistono solo i “colletti bianchi” della malavita, ma ci sono anche i “colletti bianchi” della mediocrità. Ciò che sorprende è spesso, tra le persone in buona fede presenti nelle classi dirigenti, la totale inadeguatezza nell’affrontare gli eventi e quindi la propensione inevitabile a subirli. Se tutto è ormai legato al “problem solving” del momento e non ad una visione strategica (che solo una classe dirigente preparata non mediocre può garantire) ci sono zone depresse dove nemmeno più questo si riesce ad avere seppure vi siano gli strumenti per poterlo ottenere. Strade piene di buche per anni, degrado di zone cittadine, processi amministrativi che potrebbero essere di una “facilità” disarmante trasformati nei più ingarbugliati ed inutili flussi burocratici ecc…

Perché tutto questo?

Perché rassegnarsi a una scena, vista troppe volte ed oramai quasi la regola? Una scena vissuta non per spirito di avventura e voglia di confrontarsi con il mondo, ma sempre più per necessità.

A cosa mi riferisco? Ai figli delle classi dirigenti che partono non per studiare in scuole migliori grazie alle possibilità economiche della propria famiglia, ma perché sentono che la propria terra, a prescindere dalle propensioni e sogni personali, di sicuro non potrà offrirgli nulla. Come poterla pensare diversamente, infatti, se nonostante i social, internet super veloce e tante altre amenità della tecnica, appena esco di caso mi fermo a constatare che la buca non è stata riparata in modo serio da ben 5-10 anni. Anzi non è più la sola, ora ha tante sorelle. Se lo fanno questi ragazzi, figurarsi i giovani provenienti da famiglie “normali”. Insomma i mediocri non sono ignoranti, ma non conoscono l’ABC per affrontare le sfide e migliorare l’ordinario in moltissimi casi.

Prima di chiudere questa mia breve riflessione vorrei dedicare un pensiero ai tanti alfieri del politicamente corretto che hanno condiviso e condivideranno le parole di Deneault (teniamo sempre in mente la difficoltà del vedere la mediocrità)e che hanno vissuto da qualsiasi posizione culturale (specialmente progressista) gli anni della contestazione: se siamo dove siamo ora, se la mediocrità si è affermata non siete del tutto esenti da colpe. Anzi, gran parte della colpa è vostra: quando avete distrutto l’autorevolezza delle istituzioni, liberato gli istinti, abbandonato le vostre battaglie per assumere incarichi dirigenziali con stipendi altissimi e pensioni d’oro, cancellato il merito in nome di un vago egualitarismo, mandato a morire giovani in nome d’ideali che un attimo dopo avete rinnegato per diventare professori e ricercatori universitari, insomma quando facevate tutto questo e tante altre amenità senza pensare (per carità in nome di alcune battaglie giuste) stavate “giocando il gioco” ed i mediocri probabilmente erano molti di voi.

I mediocri di oggi, spesso, sono i vostri figli.

 

———–

Fonte delle citazioni:

http://angelomincuzzi.blog.ilsole24ore.com/2016/06/19/la-mediocrazia-travolti-mediocri-hanno-preso-potere/?refresh_ce=1

(L’immagine “Mediocrazia” all’inizio dell’articolo e’ tratta dalla copertina dell’Ep del gruppo “Il Rumore Bianco” presente sul sito https://ilrumorebianco.bandcamp.com.  L’autore dell’immagine e’ Davide Zuanazzi)

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La lunga notte della verità

By Pasquale | luglio 7, 2016

La comunicazione è fondamentale, ma se la verità è la comunicazione allora muore l’uomo poiché tutto diviene transitorio e irrazionale. In un mondo “mediato” oltre alla verità spariscono anche la solidarietà, la comprensione, la giustizia e la razionalità per lasciar spazio all’impressione, al relativo assoluto e alla menzogna.
La lunga notte della verità aspetta uno squarcio nel velo di Maya per poter tornare a vedere il reale e con esso la speranza di una nuova umanità.
Vera, non raccontata.

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Non incolpare nessuno – Pablo Neruda

By Pasquale | luglio 2, 2016

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.

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Riflessioni sulla resistenza alla menzogna di Solzenicyn

By Pasquale | febbraio 29, 2016

JJ

“…ed è proprio qui che si trova la chiave più semplice e accessibile della nostra liberazione: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna nascone ogni cosa, anche se la menzogna domina ovunque, su una cosa saremo inflessibili: non lo farà COL MIO AIUTO. Così apriremo una breccia nell’immaginario accerchiamento provocato dalla nostra inazione. E’ la cosa più facile da realizzare per noi, ma è la più distruttiva per la menzogna…..rifiutiamoci di dire ciò che NON pensiamo…. all’inizio non sarà uguale per tutti. Qualcuno, in un primo momento, perderà il posto di lavoro. Per i giovani che vorranno vivere secondo verità, questo, in un primo momento, complicherà le loro esistenze, perchè la recita loro richiesta è infarcita di di menzogne, e diviene necessario compiere una scelta… Occorre scegliere: o dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù spirituale. E chi non avrà il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute “progressiste”, non si vanti d’essere un accademico o un generale – semplicemente, che dica di se stesso: sono una bestia da gregge, un vigliacco, e che tutto resti uguale purchè me ne stia al caldo e a pancia piena….”

Aleksandr Solzenicyn – “Vivere senza menzogna”, 1974

 

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Se a guidarci sono i mediocri…

By Pasquale | febbraio 14, 2016

Il dibattito sulla meritocrazia o, per meglio dire, il jet-set mediatico intorno al tema ed attraverso il quale si finge di affrontare il problema come sempre mostra, in Italia, il suo aspetto più evidente: l’ipocrisia e l’opportunismo.

Si sono scritte pagine su pagine, realizzate ricerche su ricerche per arrivare a ribadire una verità che, considerate le condizioni reali del nostro Paese sul tema, assume aspetti tragici. Nonostante le tante pagine e le innumerevoli ricerche appena citate la conclusione è sempre la stessa: puliamoci la coscienza per qualche momento e continuiamo a bivaccare senza fare niente.

Nel frattempo accade che i migliori o, comunque, semplicemente coloro i quali sono abituati a non fermarsi, lavorare sodo e cercare di migliorarsi abbandonano il Sud ed il nostro Paese. Il danno per l’Italia, il suo sviluppo e la crescita persino “spirituale”, nel senso più ampio del termine, è incalcolabile.

Il futuro è monco, la vitalità del Paese e costantemente sotto attacco in nome della convenienza meschina delle conventicole, degli amici degli amici, degli interessi di coloro che, spesso, sono la peggiore espressione della comunità.

Senza tanti giri di parole, la domanda è una: quanto ancora questo Paese, la nostra Comunità può tollerare questo scempio? Una vera e propria egemonia dei peggiori o nel migliore dei casi degli inconcludenti.

Prendiamo ad esempio due brevi vicende accadute negli ultimi tempi e che riguardano entrambe la “ricerca” ed il suo finanziamento.

La prima è quella relativa alla risposta della ricercatrice Roberta D’Alessandro alla ministra Giannini in merito all’assegnazione dei fondi del bando di ricerca europeo ERC Consolidator. La nostra ministra si era vantata della presenza di numerosi italiani tra i vincitori senza considerare che molti di questi non lavorano in Italia e le loro capacità sono al servizio di altri Paesi, grazie anche agli strumenti che questi riescono a mettere a disposizione dei ricercatori.

Mi hanno colpito alcuni passaggi di questa risposta, uno tra tutti “Prima del colloquio per le selezioni finali dell’ERC, ero in sala d’aspetto con altri 3 italiani. Nessuno di noi lavorava in Italia. Immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua “lettura personale” della statistica.

Abbia almeno il garbo di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi.

Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto”.

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In realtà, in interviste successive, dovute al tam tam mediatico la D’Alessandro ha anche specificato come lei sia in contatto e collabori, dall’Olanda, con tanti ricercatori italiani e che non sia mossa da “rancore” verso il proprio Paese, ma non ha potuto far a meno di ribadire che “purtroppo mi sembra vero che in Italia c’è anche gente che entra per meriti extra-accademici. Non c’è solo in Italia, né dico che in Italia ci sia solo quella gente; dico solo che ce n’è di più, statisticamente, che in altri paesi. Qualcosa sicuramente va fatto; ma in maniera sistematica, ascoltando i ricercatori”.

La seconda vicenda riguarda tre milioni di euro che, in un primo momento, erano stati assegnati al ricercatore Angelo Vescovi ed alla sua equipe senza alcun bando e/o procedura di selezione e valutazione. La levata di scudi è stata molto forte e alla fine Vescovi ha rinunciato al finanziamento ed ora quei fondi saranno assegnati attraverso un bando pubblico. In discussione non era sicuramente la validità o meno del progetto di ricerca, ma la modalità di scelta ancora una volta tutta orientata, come hanno scritto Corbellini e De Luca sul “Sole 24 Ore” del 6 dicembre 2015, dal criterio che il ricercatore abbia “dei santi in Paradiso, cioè in Vaticano, o in Parlamento”.

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Non siamo nati ieri e di certo non esiste un mondo perfetto, ma in Italia il vulnus di meritocrazia e l’apporto in negativo di talune ed indegne “oligarchie” alla crescita della nostra Comunità, ha raggiunto livelli ben più preoccupanti di quelli di guardia. Non si tratta di fare qualcosa, ma almeno iniziare a prendere coscienza, con forza, che il silenzio “per convenienza”, o la rassegnazione, stanno consegnando il Paese, in questo come in altri settori, alla totale mediocrità e non è mai esistito sviluppo guidato da mediocri. Solo decadenza.

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Tempi di avanguardia, di custodi ed esploratori

By Pasquale | gennaio 1, 2016

nave-nel-mare-in-tempestaL’inizio di un nuovo anno induce molti a riflettere su quanto è accaduto nei giorni che lasciamo alle nostre spalle e sugli obiettivi, gli auspici e, a volte, i sogni per i prossimi 365 giorni.

Sono, come ormai da tempo, anni difficili, di resistenza e di lotta per tutti coloro desiderosi di vivere la propria vita secondo principi e valori non proprio in linea con il laicismo secolare dominante. Tante volte abbiamo notato quanto questa deriva lavori con malizia per un appiattimento dei cuori, delle menti ed un livellamento verso il basso della preparazione culturale delle persone. Senza dubbio viviamo un momento di passaggio e di grandi cambiamenti in ogni settore e forte sarebbe l’esigenza di avere classi dirigenti preparate e pronte a guidare i processi e non provare solamente ad affrontarli o peggio ancora subirli.

Questo, però, manca da tempo ed è soprattutto quest’assenza a far avvertire il suo assordante silenzio che pesa come un macigno.

Il “nuovo”, come unica categoria fondamentale della politica e della società, rischia di lasciare, se non accompagnato, preparato e maturato, solo macerie perché risponde esattamente ai tempi dei media che divorano tutto al tempo di un lancio d’agenzia. O peggio ancora: le cose iniziano ad avere valore se e solo se possono essere inserite nel circuito della comunicazione edonista che troppo poco si preoccupa della veridicità e molto della spettacolarità.

Avremmo bisogno di contatto reale con e tra le persone: argomento così abusato, ma nella pratica sempre più poco applicato, soprattutto in politica e tra le classi dirigenti. Dal reale e dal contatto con esso può nascere una visione che possa produrre una vera narrazione per le comunità ed il loro destino.

Oggi la politica sembra divenuta una semplice appendice dell’economia: vediamo all’opera nei diversi contesti delle istituzioni dei semplici ragionieri chiamati a svolgere il compito imposto da vincoli frutto di una visione economica e non politico-valoriale della storia, degli uomini e della comunità. Poco contano le appartenenze, ancor di meno, ovviamente, le cose in cui si crede.

Cosa sperare, allora, per il 2016? L’auspicio è che non manchi, in chi ancora crede e lavora quotidianamente per migliorarsi al servizio della comunità, la forza per non retrocedere di un passo e non abbattersi. Nella speranza che quanto seminato inizi a dare il proprio frutto e ad invertire la rotta.

Ci sono stati momenti di apparente tranquillità e di sviluppo, ma questi  al contrario sono tempi di avanguardia, di custodi ed esploratori.  Sono tali, infatti, coloro che non cedendo il passo alla mediocrità del pensiero dominante, si lanciano nel mare aperto e tempestoso per custodire un’idea dell’uomo e della vita navigando verso l’ignoto.

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Senza reale, nessun legame

By Pasquale | novembre 9, 2015

La realtà ormai è solo la percezione mediata ed indotta dalla sensazione del potere (sempre più presunto e non concreto) e dai media. I fatti e le qualità sono creati dalla percezione individuale. Il reale viene meno dalla nostra vita quotidiana.

Il potere si è evoluto verso questa nuova fase. Ora, accompagnato da un sempre più diffuso indebolimento del senso critico e della preparazione culturale fa in modo che gli individui non scelgano e/o si basino più sul fatto, ma sull’apparenza e sulla percezione del “portato” di potere (a sua volta non reale, ma mediato).

Un mondo senza verità e senza morale si affidava alla “prossimità”, ma col venir meno del reale sparisce anche questa possibilità.

Mala tempora currunt….come diceva qualcuno “solo un Dio ci può salvare”.

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Un paese vassallo

By Pasquale | ottobre 13, 2015

Una volta esisteva l’Italia. L’orgoglio di essere italiani, di rappresentare questo Paese senza doversi sentire accreditati e benedetti per forza da altre nazioni. Invece, ora, è tutto un rincorrere l’approvazione mediatica dei poteri finanziari e degli stati più forti. Forse ciò rappresenta da sempre le dinamiche degli stati vassalli, eppure…. un tempo, ad esempio, ci fu Sigonella. Il ministro Bochi Schermata 10-2457309 alle 20.00.08sente il bisogno di girare il mondo per raccontare di aver fatto quanto altri da noi le hanno richiesto. In altri tempi, altri uomini avrebbero pensato a girare l’Italia per capire come migliorare la propria comunità. Nella carne viva, non sui giornali. Ma chi non ha mai preso un voto questo non può saperlo. Gioca con i numeri, quelli che condannano il SUD alla fine, per esempio, perchè al Nord agiscono come un’unica classe dirigente e paradossalmente per interesse “nazionale” (cioè del loro territorio). C’è tanta sete di Politica. Anche di competenza. Prima o poi tornerà e chissà forse non saremo più vassalli. Nè di poteri “stranieri” nè dell’ignoranza mediatica.

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